In G.U. il decreto sulla proroga dello stato d’emergenza da Covid-19

Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 190/2020 il decreto legge 30 luglio 2020, n. 83, recante misure urgenti connesse con la scadenza della dichiarazione di emergenza epidemiologica da COVID-19 deliberata il 31 gennaio 2020, in vigore dal 30 luglio 2020. Il testo proroga, dal 31 luglio al 15 ottobre 2020, le disposizioni di cui ai decreti legge nn. 19 e 33 del 2020 che consentono di adottare specifiche misure di contenimento dell’epidemia.

Il decreto, inoltre, interviene sulla proroga dei termini di talune specifiche misure introdotte dai D.L. nn. 18/2020, 22/2020, 23/2020 e 34/2020, tra le quali quelle:
– per il reclutamento dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, per la permanenza in servizio del personale sanitario, per l’assunzione degli specializzandi, per l’abilitazione all’esercizio della professione di medico-chirurgo e per il conferimento di incarichi di lavoro autonomo a personale sanitario;
– per il potenziamento delle reti di assistenza territoriale;
– per la disciplina delle aree sanitarie temporanee;
– per l’avvio di specifiche funzioni assistenziali per l’emergenza COVID-19 e per le unità speciali di continuità assistenziale;
– disposizioni straordinarie per la produzione di mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale e finalizzate a facilitare l’acquisizione di dispositivi di protezione e medicali;
– in materia di distribuzione dei farmaci agli assistiti e di sperimentazione dei medicinali per l’emergenza epidemiologica; misure di protezione a favore dei lavoratori e della collettività; sul trattamento dei dati personali nel contesto emergenziale;
– per il potenziamento dell’assistenza ai connazionali all’estero in situazione di difficoltà;
– semplificazioni in materia di organi collegiali;
– misure urgenti per la continuità dell’attività formativa delle Università e delle Istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica;
– per la disciplina relativa al Commissario straordinario per l’attuazione e il coordinamento delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID-19;
– in tema di lavoro agile;
– per l’edilizia scolastica.
È disposta la cessazione al 31 luglio degli altri termini connessi o correlati alla cessazione dello stato di emergenza, previsti da disposizioni diverse da quelle specificamente richiamate nel decreto.
Infine, restano in vigore fino all’adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri ai sensi dell’art. 2, comma 1, del decreto-legge n. 19 del 2020, e comunque non oltre dieci giorni dalla data di entrata in vigore del decreto, le disposizioni di cui al DPCM del 14 luglio 2020.

Tracciabilità dei pagamenti degli oneri che danno diritto alla detrazione del 19 %

In merito all’obbligo introdotto dalla legge di bilancio 2020 di tracciabilità dei pagamenti degli oneri che danno diritto ad una detrazione dall’imposta lorda irpef, nella misura pari al 19 %, indicati nell’articolo 15 del TUIR e in altre disposizioni normative, i mezzi di pagamento alternativi, quali ad esempio “XYZ”, possono rientrare fra gli altri sistemi di pagamento tracciabili previsti dall’art. 23 del d.lgs. n. 241 del 1997 che danno diritto alla detrazione delle spese citata. (AGENZIA DELLE ENTRATE – Risposta 29 luglio 2020, n. 230)

A decorrere dal 1° gennaio 2020 «Ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, la detrazione dall’imposta lorda nella misura del 19 per cento degli oneri indicati nell’articolo 15 del testo unico delle imposte sui redditi, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917 (TUIR), e in altre disposizioni normative spetta a condizione che l’onere sia sostenuto con versamento bancario o postale ovvero mediante altri sistemi di pagamento previsti dall’articolo 23 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 ». (art. 1, co. 679, legge n. 160/2019 – legge di bilancio 2020).
Questa disposizione non si applica alle detrazioni spettanti in relazione alle spese sostenute per l’acquisto di medicinali e di dispositivi medici, nonché alle detrazioni per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale. Condiziona la detraibilità, prevista nella misura del 19 per cento, degli oneri di cui all’articolo 15 del TUIR e in altre disposizioni normative, l’effettuazione del pagamento mediante « versamento bancario o postale» ovvero mediante i sistemi di pagamento previsti dall’articolo 23 del d.lgs. n. 241 del 1997, il quale fa riferimento a carte di debito, di credito e prepagate, assegni bancari e circolari ovvero «altri sistemi di pagamento».
Resta ferma la possibilità di effettuare pagamenti con modalità diverse da quelle appena descritte, senza perdere il diritto alla detrazione, per l’acquisto di medicinali, dispositivi medici e per prestazioni sanitarie rese dalle strutture pubbliche o da strutture private accreditate al Servizio sanitario nazionale.
L’indicazione contenuta nella norma circa gli altri mezzi di pagamento tracciabili ammessi per aver diritto alla detrazione deve essere intesa come esplicativa e non esaustiva.
Tanto premesso, si osserva che XYZ è un istituto di moneta elettronica autorizzato (sito www.xyz.com).
In particolare, dal sito sopra citato si legge che “XYZ” è una applicazione (“app”) di pagamento via smartphone che, tramite l’inserimento di codice IBAN e numero di cellulare, permette all’utente di effettuare transazioni di denaro senza carta di credito o di debito e senza necessità di un dispositivo dotato di tecnologia NFC. Attraverso i servizi offerti dal predetto Istituto di moneta elettronica si può pagare nei negozi convenzionati, inviare denaro agli amici, fare shopping online ed effettuare donazioni, pagare i bollettini della Pubblica Amministrazione (pagoPA) come tasse e multe, ed effettuare le ricariche telefoniche.
Per l’uso del servizio occorre aprire un account e collegarlo al proprio conto corrente bancario. Ogni account è legato ad uno specifico utente e ad uno specifico dispositivo mobile. Tale rapporto è univoco, così da garantire che il pagamento sia effettuato esattamente dal titolare del conto corrente.
Come emerge dal richiamato sito, l’Istituto di moneta elettronica in esame traccia i pagamenti, così come qualsiasi sistema di e-payment e le ricevute dei pagamenti sono disponibili nella sezione del profilo della applicazione (“Profilo in app”.). Ciò posto, trattandosi di un mezzo di pagamento emesso da un istituto di moneta elettronica riconosciuto, collegato a dei conti correnti bancari che individuano univocamente sia i soggetti che prelevano il denaro, sia i soggetti a cui il denaro viene accreditato, si ritiene che tale mezzo di pagamento possa soddisfare i requisiti di tracciabilità stabiliti dall’articolo 1, comma 679, della legge di stabilità del 2020, solo se dalle rilevazioni contabili del conto corrente della banca, a cui l’Istituto di moneta elettronica è collegato, o dalle transazioni della app stessa sia possibile garantire la tracciabilità e l’identificazione dell’autore del pagamento al fine di permettere efficaci controlli da parte dell’Amministrazione Finanziaria.
Ciò posto, se tale mezzo di pagamento rispetta i requisiti appena descritti, l’utilizzo dello stesso darà diritto all’Istante di fruire della detrazione dall’imposta lorda, nella misura pari al 19 per cento, degli oneri indicati nell’articolo 15 del TUIR e in altre disposizioni normative, sostenuti mediante tale modalità.
Si precisa, infine, che in presenza di oneri e spese per i quali è richiesta la detrazione dall’imposta ai sensi del citato articolo 1, comma 679 della legge di bilancio 2020, sostenuti mediante il descritto istituto di pagamento, il contribuente dovrà esibire all’Amministrazione finanziaria in caso di controllo, o ai Caf e ai professionisti abilitati in sede di apposizione del visto di conformità, il documento fiscale che attesti l’onere sostenuto, l’estratto del conto corrente della banca a cui il predetto istituto si è collegato, se riporta tutte le informazioni circa il beneficiario del pagamento e, nel caso da tale documento non si evincano tutte le informazioni necessarie, anche la copia delle ricevute dei pagamenti presenti nell’app.

Proroga dello stato di emergenza Covid-19 al 15 ottobre 2020

Approvata da parte del Senato la proposta di risoluzione di maggioranza sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio in merito alle ulteriori iniziative legate all’emergenza da Covid-19, che al primo punto impegna il Governo a definire come termine ultimo per lo stato di emergenza nazionale il 15 ottobre (Senato – Comunicato 28 luglio 2020).

Tra l’altro, il Governo si impegna:
– a definire, altresì, con norma primaria le eventuali misure di limitazione di libertà fondamentali;
– ad assicurare il pieno coinvolgimento del Parlamento nelle fasi attuative dello stato di emergenza;
– a promuovere un preciso piano con tutte le azioni necessarie al fine di favorire la sempre più ordinata ripresa delle attività economiche e sociali, e di assicurare il più tempestivo ritorno alla normalità, nel pieno rispetto delle condizioni sanitarie di sicurezza;
– ad assicurare a settembre l’ordinario avvio dell’anno scolastico 2020-2021, con la ripresa in presenza delle attività didattiche nelle istituzioni scolastiche nel rispetto delle necessarie misure sanitarie dovute all’emergenza epidemiologica, nonché la ripresa, nel più breve tempo possibile, delle attività universitarie in presenza.

Corrispettivi telematici: adempimenti in caso di fusione per incorporazione

L’Agenzia delle Entrate ha precisato che in caso di fusione per incorporazione di società organizzate in punti vendita a gestione diretta, ai fini dell’adeguamento dei dispositivi per la trasmissione telematica dei corrispettivi, è possibile procedere all’aggiornamento progressivo degli stessi dispositivi, senza interrompere l’attività dei diversi punti vendita, purché lo stesso sia effettuato entro il termine per l’effettuazione della prima liquidazione IVA successiva alla fusione (Risposta a interpello 28 luglio 2020, n. 227).

Attraverso l’operazione di fusione societaria si realizza l’unificazione in un unico soggetto giuridico delle diverse entità giuridiche che vi partecipano. Per effetto dell’operazione di fusione per incorporazione, la società incorporante assume, alla data dalla quale ha effetto l’operazione straordinaria, i diritti e gli obblighi esistenti in capo alle società incorporate succedendo a titolo universale.
La fusione deve risultare da atto pubblico, che deve essere depositato per l’iscrizione, entro trenta giorni, nell’ufficio del registro delle imprese dei luoghi ove è posta la sede delle società partecipanti alla fusione, di quella che ne risulta o della società incorporante.
La fusione ha effetto quando è stata eseguita l’ultima delle predette iscrizioni, tuttavia, nella fusione per incorporazione l’efficacia può essere stabilita ad una data successiva.
Per effetto della fusione, l’incorporante mantiene la propria partita IVA, mentre le società incorporate si estinguono e la loro partita IVA viene cancellata.
A decorrere dal termine di efficacia della fusione, come sopra individuato, la società incorporante, entro 30 giorni, deve inviare all’Agenzia delle Entrate in via telematica il modello anagrafico AA7/10 per comunicare la variazione dati.
Se le società coinvolte nel progetto di fusione svolgono attività di commercio al dettaglio, e sono organizzate in punti vendita a gestione diretta, si pone il problema di adeguare i dispositivi utilizzati per la trasmissione telematica dei corrispettivi affinché i dati dei diversi punti vendita siano trasmessi con indicazione della ragione sociale e della partita IVA della stessa società (incorporante).
Ciò significa che, con riferimento a ciascun punto vendita appartenente alle società incorporate, a decorrere dalla data di efficacia della fusione, sarà necessario:
– disattivare i Server RT, ossia dissociare la matricola di ciascun server RT dalla partita IVA delle società incorporate;
– chiedere l’associazione delle matricole dei Server RT alla partita IVA della società incorporante;
– riattivare i Server RT mediante associazione delle matricole alla partita IVA;
– ristampare i QR Code e affiggerli alle casse collegate ai Server RT modificati.
A tal fine, secondo l’Agenzia delle Entrate, deve ritenersi corretta la procedura secondo cui, l’associazione di tutti i Server RT dei diversi punti vendita delle società incorporate alla partita IVA della società incorporante sia effettuata in modo progressivo, senza interrompere l’attività dei diversi punti vendita, purché l’aggiornamento sia eseguito il prima possibile e, comunque, entro il termine per l’effettuazione della prima liquidazione IVA, successiva all’operazione straordinaria.
Ovviamente, durante la fase di aggiornamento tecnico dei dispositivi, i corrispettivi giornalieri di tutti i punti vendita devono comunque essere contabilizzati dalla società incorporante, anche se risultano trasmessi con la denominazione e la partita IVA delle società incorporate.

Istituito il codice tributo per la zona franca della Sardegna

Istituito il codice tributo per l’utilizzo in compensazione, tramite modello F24, delle agevolazioni a favore delle micro e piccole imprese localizzate nella zona franca istituita nel territorio dei comuni della Regione Sardegna colpiti dall’alluvione del 18 e 19 novembre 2013 (Agenzia delle Entrate – Risoluzione 27 luglio 2020, n. 43/E).

Al fine di consentire l’utilizzo in compensazione tramite modello F24, del contributo è istituito il seguente codice tributo:
– “Z163” denominato “ZONA FRANCA SARDEGNA – Agevolazioni alle micro e piccole imprese da utilizzare in compensazione – art. 13-bis decreto-legge n. 78/2015”.
In sede di compilazione del modello F24, il suddetto codice tributo è esposto nella sezione “Erario” in corrispondenza delle somme indicate nella colonna “importi a credito compensati” ovvero, nei casi in cui il contribuente debba procedere al riversamento dell’agevolazione, nella colonna “importi a debito versati”. Il campo “anno di riferimento” è valorizzato con l’anno di concessione dell’agevolazione, nel formato “AAAA”.

Il Mef risponde sul Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa

Con particolare riferimento al Fondo di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa (Fondo Gasparrini) di cui all’art. 2, comma 475 e ss della Legge 24 dicembre 2007, n. 244, si riportano di seguito le FAQ che sono state oggetto di intervento da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze. (ASSOCIAZIONE BANCARIA ITALIANA – Circolare 27 luglio 2020, n. 1633).

Come posso ottenere la sospensione del mutuo sulla prima casa?

Chi è in possesso dei requisiti previsti per l’accesso al Fondo deve presentare la domanda di sospensione alla banca. Grazie alle innovazioni introdotte dalla legge di conversione del Decreto Liquidità, la Banca, verificata la completezza e la regolarità formale dei documenti presentati, sospende immediatamente l’addebito delle rate del mutuo ed inoltra la richiesta a Consap (società pubblica che gestisce il Fondo per conto del MEF). Consap esamina la domanda e comunica la propria risposta entro 20 giorni, trascorsi i quali la domanda si intende accettata (silenzio-assenso). Se la richiesta viene rigettata prima dei 20 giorni la Banca ricomincia ad addebitare le rate del mutuo a partire da quella successiva alla domanda di sospensione.

Il meccanismo del silenzio-assenso per l’approvazione delle richieste di accesso al Fondo Gasparrinii introdotto in sede di conversione del decreto legge 23/2020 si applica anche alle domande già presentate?

Sì, a partire dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto-legge 23/2020 (6 giugno 2020), purché siano state presentate alla propria banca a partire dal 28 marzo 2020.

Ho presentato domanda di accesso al Fondo Gasparrinii per la sospensione del mutuo prima casa prima della conversione del decreto-legge 23/2020. La mia domanda è ancora in corso di esame e la Banca continua ad addebitarmi le rate di mutuo. Posso pretendere dalla Banca la sospensione delle rate nelle more dell’esame da parte del Fondo?

Le modifiche previste dal decreto Liquidità (23/2020), entrate in vigore il 6 giugno 2020, si applicano alle domande pervenute alle banche a partire dal 28 marzo 2020. Pertanto tutte le domande presentate dopo quella data beneficiano della sospensione automatica.

Ho presentato domanda di accesso al Fondo Gasparrini per la sospensione del mutuo prima casa. La Banca è tenuta a sospendere subito l’addebito delle rate?

Sì, con la conversione in legge del decreto-legge 23/2020, entrata in vigore il 6 giugno 2020, è stata prevista la sospensione immediata delle rate di mutuo a fronte della sola presentazione della domanda.

Quali agevolazioni pubbliche inibiscono l’ammissione al Fondo per la sospensione dei mutui sulla prima casa?

Sono esclusi dalla sospensione solo i mutui con agevolazioni pubbliche (es. contributo agli interessi, garanzie o contributi a fondo perduto) che risultino attivi alla data della presentazione della domanda. Sono invece ammissibili alle prestazioni del Fondo i mutui che hanno fruito in passato di contributi o altre agevolazioni pubbliche che, tuttavia, non sono più attivi all’atto della presentazione della domanda, nonché i mutui che hanno fruito e fruiscono ancora della garanzia del Fondo Prima Casa.

Accisa sui tabacchi: dilazione pagamenti

Prevista la dilazione dei pagamenti in materia di accisa sui tabacchi e imposta di consumo sui prodotti liquidi da inalazione e sui prodotti accessori ai tabacchi da fumo (AGENZIA DELLE DOGANE – Circolare 23 luglio 2020, n. 23)

I soggetti obbligati al pagamento dell’accisa per i tabacchi lavorati e dell’imposta di consumo sui prodotti succedanei dei prodotti da fumo e sui prodotti accessori ai tabacchi da fumo, sono autorizzati a versare entro il 31 ottobre 2020, con debenza degli interessi legali calcolati giorno per giorno, gli importi dovuti per i periodi contabili dei mesi di aprile e maggio 2020 (art 163, decreto legge 19 maggio 2020 n. 34).
Il citato Decreto Legge è stato emanato in data successiva rispetto ai termini previsti dal decreto legislativo 26 ottobre 1995, n. 504 e dai successivi provvedimenti di attuazione per il pagamento delle imposte dovute sui tabacchi, sui prodotti liquidi da inalazione e sui prodotti accessori ai tabacchi da fumo per il pagamento dei periodi contabili del mese di aprile 2020, cui la predetta norma si riferisce.
La predetta norma, ai fini di favorire la liquidità dei soggetti obbligati, autorizza alla dilazione dei termini dei pagamento, attribuendo ai medesimi una specifica facoltà di fruire del beneficio indicato per i periodi ivi indicati, anche nel caso in cui avessero già provveduto al pagamento nei termini ordinariamente previsti, trovando applicazione gli ordinari strumenti previsti dal Testo Unico Accise in caso di agevolazioni nel versamento dell’imposta dovuta.
Al fine di assicurare parità di trattamento tra i soggetti obbligati, quindi, e di evitare che della facoltà prevista possano beneficiare solo i soggetti di fatto inadempienti, si ritiene applicabile l’accredito d’imposta di cui all’art. 14 del Testo Unico Accise per consentire di imputare a periodi contabili successivi i versamenti effettuati per i periodi di aprile e maggio 2020, previa comunicazione da effettuare ad ADM nella quale indicare l’esatto periodo contabile di riferimento.
Della questione sono stati investiti i competenti Uffici del Ministero dell’Economia e delle Finanze che non hanno rilevato motivi ostativi a condizione che i pagamenti avvengano entro il termine di scadenza del 31 ottobre 2020.
I soggetti che possono fruire del beneficio sono esclusivamente quelli che hanno inviato correttamente la rendicontazione per i periodi contabili di riferimento.
Si rammenta la necessità, in caso di avvenuta compensazione, di provvedere, entro il 31 ottobre 2020, al versamento integrale degli importi dovuti per i periodi di aprile e maggio 2020 nonché degli interessi legali calcolati giorno per giorno.
Va da sé che, in caso di mancato tempestivo e corretto versamento entro il predetto termine, troveranno applicazione i rimedi consentiti dalla normativa vigente.

Chiarimenti ISMEA sull’attività di rilascio di garanzie

ISMEA con la circolare n. 4/2020 ha fornito ulteriori indicazioni a seguito della Decisione della Commissione europea C (2020) 5100 del 20 luglio scorso (ABI – Circolare 27 luglio 2020, n. 1630).

In particolare, segnala che – a partire dallo scorso 22 luglio – il portale L25 (il portale attivato da ISMEA per le domande di garanzia per i finanziamenti fino a 30 mila euro) è stato adeguato per consentire l’ammissione alla garanzia di cui alla lettera m), comma 1 dell’art. 13 del richiamato DL “Liquidità” anche finanziamenti di durata fino a 10 anni, come previsto dalla relativa Legge di conversione n. 40/2020.
Il nuovo modello di domanda “LTM versione 6” è stato, quindi, aggiornato ed è disponibile presso lo stesso portale L25 e presso il sito dell’ISMEA.
Ai fini delle richieste di adeguamento dei finanziamenti ai nuovi limiti di importo e di durata, il modello “LTM_Add” è stato aggiornato ed è disponibile anch’esso sul sito dell’ISMEA.
Inoltre, la Commissione Europea ha approvato anche l’estensione del perimetro soggettivo della garanzia ISMEA alle imprese forestali e ai comparti dell’acquacoltura e dell’ippicoltura; resta invece ancora in attesa di una specifica autorizzazione la possibilità di rilasciare la garanzia ISMEA in favore dei consorzi di bonifica.
Infine, con la modifica del Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del COVID-19, la garanzia ISMEA può essere rilasciata anche alle microimprese o piccole imprese ai sensi dell’allegato I del regolamento generale di esenzione per categoria, che risultavano in difficoltà al 31 dicembre 2019, purché queste ultime non siano soggette a procedure concorsuali per insolvenza ai sensi del diritto nazionale e non abbiano ricevuto aiuti per il salvataggio o per la ristrutturazione.

Soggetti ammessi al perimetro soggettivo del Gruppo IVA: chiarimenti

Ai fini della disciplina del Gruppo IVA occorre definire il perimetro soggettivo verificando la sussistenza dei vincoli di controllo: finanziario, economico ed organizzativo. Secondo l’Agenzia delle Entrate tale perimetro di consolidamento può delinearsi anche attraverso una persona fisica che detenga il controllo, estranea al Gruppo (Principio di diritto n. 9 del 27 luglio 2020).

La costituzione di un Gruppo IVA deve ritenersi sussistente nell’ipotesi in cui la società controllante ALFA sia partecipata al 99,9% dal socio persona fisica, il quale sia anche socio totalitario di altra società BETA che, a sua volta, detenga il controllo delle altre società partecipanti al consolidamento, i cui rapporti risultino formalizzati in “contratti di prestazione servizi”.
Ai fini della costituzione di un Gruppo IVA, si considera sussistente un vincolo finanziario tra soggetti passivi IVA stabiliti in Italia quando sono “…controllati, direttamente o indirettamente, dal medesimo soggetto, purché residente nel territorio dello Stato ovvero in uno Stato con il quale l’Italia ha stipulato un accordo che assicura un effettivo scambio di informazioni”. Secondo l’Agenzia delle Entrate, il riferimento al “medesimo soggetto”, senza alcun espresso riferimento nella disposizione normativa alla soggettività passiva IVA dello stesso o alla sua natura (i.e. persone fisica o giuridica), non è di ostacolo a che una persona fisica, priva dello status di soggetto passivo IVA, possa rivestire il ruolo di soggetto controllante (non partecipante) ai fini della sussistenza del vincolo finanziario.
Per quanto riguarda il vincolo economico esso si considera sussistente tra soggetti passivi IVA stabiliti in Italia, per effetto dello svolgimento di attività che avvantaggiano, pienamente o sostanzialmente, uno o più di essi. Secondo l’Agenzia delle Entrate l’interconnessione economica può riscontrarsi nei “contratti di prestazione servizi” attraverso i quali la società BETA, anche indirettamente tramite altra società controllata, svolge attività suscettibili di avvantaggiare lo svolgimento dell’attività economica delle società controllate.
Infine, il vincolo organizzativo si considera sussistente tra soggetti stabiliti nel territorio dello Stato quando tra detti soggetti esiste un coordinamento, in via di diritto, o in via di fatto, tra gli organi decisionali degli stessi, ancorché tale coordinamento sia svolto da un altro soggetto (estraneo al Gruppo IVA). Secondo l’Agenzia delle Entrate il coordinamento tra gli organi decisionali, che vale a realizzare il vincolo organizzativo, può concretizzarsi nell’interazione tra gli stessi mediante la devoluzione della definizione delle strategie operative di gruppo ad un unico soggetto, non necessariamente in possesso dei requisiti che ne impongono la partecipazione al Gruppo IVA, tra cui la medesima persona fisica che, esercitando il controllo, delimita il perimetro del Gruppo IVA.

Sismabonus: il contribuente in regime forfetario può cedere il credito

Forniti chiarimenti sulla cessione da parte di un contribuente in regime forfetario del credito corrispondente alla detrazione spettante per interventi di riduzione del rischio sismico realizzati sulle parti comuni di edifici, cd. sisma bonus (Agenzia delle entrate – Risposta 22 luglio 2020, n. 224).

In ordine ai soggetti che possono esercitare l’opzione della cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante per interventi di riduzione del rischio sismico realizzati sulle parti comuni di edifici, il credito può essere ceduto da tutti i condòmini teoricamente beneficiari della detrazione ivi prevista, anche se non tenuti al versamento dell’imposta. Ai fini dell’esercizio dell’opzione non rileva, tra l’altro, la circostanza che il reddito non concorra alla formazione della base imponibile ai fini dell’IRPEF in quanto assoggettato a tassazione separata oppure ad un regime sostitutivo dell’IRPEF medesima, ad esempio il “regime forfetario”.
L’istituto della cessione, infatti, è finalizzato ad incentivare l’effettuazione di interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico prevedendo meccanismi alternativi alla fruizione della detrazione che non potrebbe essere utilizzata direttamente. In tal senso, l’opzione può essere esercitata anche dai contribuenti che, come nel caso dell’Istante, aderiscono al predetto regime forfetario i quali, possono, in linea di principio, scomputare le detrazioni dall’imposta lorda solo nel caso in cui possiedano altri redditi che concorrono alla formazione del reddito complessivo.
In ordine alle spese ammesse al cd. sisma bonus, inoltre, per gli interventi relativi all’adozione di misure antisismiche vale il principio secondo cui l’intervento di categoria superiore assorbe quelli di categoria inferiore ad esso collegati o correlati. La detrazione, dunque, spetta, nei limiti previsti, anche relativamente alle spese sostenute per gli ulteriori interventi, compresi quelli di manutenzione ordinaria o straordinaria, necessari al completamento dell’opera. Pertanto, il sisma bonus può essere applicato anche alle spese sostenute per gli interventi realizzati sulla facciata, compresi quelli per la realizzazione dell’intonaco di fondo, dell’intonaco di finitura della tinteggiatura e dei decori, qualora gli stessi siano di completamento dell’intervento finalizzato alla riduzione del rischio sismico dell’edificio.
Per quanto riguarda, infine, la corretta modalità di pagamento all’impresa esecutrice dei lavori alla quale l’Istante intende cedere, a parziale pagamento del corrispettivo, il credito corrispondente alla detrazione spettante, si fa presente che:
– il credito cedibile da parte di ciascun condomino in favore dei fornitori che hanno eseguito i lavori, a titolo di pagamento della quota di spese a suo carico, corrisponde alla detrazione dall’imposta lorda prevista dalla norma, teoricamente spettante al condomino medesimo. Tale importo è determinato sulla base dell’intera spesa approvata dalla delibera assembleare per l’esecuzione dei lavori, ripartita tra i condòmini secondo i criteri approvati dalla assemblea del condominio oppure sulla base dell’intera spesa sostenuta dal condomino nel periodo d’imposta e pagata dal condominio ai fornitori per la parte non ceduta sotto forma di credito;
– per effettuare la cessione del credito i condomini, se i dati non sono indicati nella delibera assembleare che approva gli interventi, devono comunicare all’amministratore di condominio, entro il 31 dicembre del periodo d’imposta di riferimento, l’avvenuta cessione del credito indicando, oltre ai propri dati, anche la denominazione e il codice fiscale di quest’ultimo e la accettazione della cessione. L’amministratore di condominio, a sua volta, comunica all’Agenzia delle entrate negli stessi termini disciplinati dal decreto ministeriale 1° dicembre 2016 (per la comunicazione dei dati ai fini dell’inserimento nella dichiarazione precompilata), l’accettazione del cessionario, la denominazione e il codice fiscale di quest’ultimo e l’ammontare del credito d’imposta ceduto sulla base delle spese sostenute dal condominio entro il 31 dicembre dell’anno precedente. Successivamente, consegna al condomino la certificazione delle spese a lui imputabili, indicando il protocollo telematico con il quale ha effettuato la comunicazione all’Agenzia delle entrate. Il mancato invio della predetta comunicazione rende inefficace la cessione del credito;
– la fattura emessa dai fornitori deve indicare l’intero corrispettivo dovuto, comprensivo dell’importo corrispondente alla detrazione ceduta dai condomini in parziale pagamento del corrispettivo medesimo.
Nel caso di specie, l’Istante avvocato, che ha aderito al “regime forfetario” e che nel 2020 verranno effettuati, nell’edificio in condominio di cui fa parte l’immobile di proprietà, lavori agevolabili con il cd “sismabonus”, versa al condominio l’importo corrispondente alla differenza tra le spese imputate in base alla ripartizione stabilita dall’assemblea del condominio e l’ammontare della detrazione teoricamente spettante. Il pagamento al fornitore sarà effettuato dal condominio, mediante bonifico bancario o postale dal quale risulti la causale del versamento, il codice fiscale del beneficiario della detrazione ed il numero di partita IVA, ovvero, il codice fiscale del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato. L’importo del bonifico potrà coincidere con il corrispettivo indicato in fattura – che dovrà essere emessa per l’intero corrispettivo pattuito, comprensivo dell’importo pagato con la cessione del credito – ovvero essere inferiore nell’ipotesi, prospettata dall’Istante, in cui i condomini intendano utilizzare la cessione del credito a favore dei fornitori a parziale pagamento del corrispettivo stesso.Il presente parere viene reso sulla base degli elementi e dei documenti presentati, assunti acriticamente così come illustrati nell’istanza di interpello, nel presupposto della loro veridicità e concreta attuazione del contenuto.