“Promozione cultura” per i giovani stranieri in possesso di Permesso di soggiorno

Per l’anno 2020, tutti i giovani stranieri in possesso di permesso di soggiorno in corso di validità, che compiono diciotto anni nell’anno, possono usufruire di una Carta elettronica utilizzabile per l’acquisto di eventi e prodotti culturali (art. 1, co. 357 e 358, L. n. 160/2019).

L’iniziativa è stata introdotta al fine di promuovere lo sviluppo della cultura e la conoscenza del patrimonio culturale a tutti i giovani stranieri residenti in Italia.
La misura consiste nell’assegnazione di somme caricate su una Carta elettronica, finalizzata al solo acquisto di biglietti di eventi e prodotti culturali. Le somme assegnate non costituiscono reddito imponibile del beneficio e non rilevano ai fini del computo del valore ISEE.

La Carta elettronica è riservata esclusivamente ai giovani stranieri in possesso di permesso di soggiorno in corso di validità e che compiono diciotto anni nel 2020. Inoltre, la Carta è utilizzabile nell’anno del compimento del diciottesimo anno di età e per acquistare esclusivamente:
– i biglietti di rappresentazioni teatrali e cinematografiche e spettacoli dal vivo;
– libri;
– abbonamenti a quotidiani anche in formato digitale;
– musica registrata;
– prodotti dell’editoria audiovisiva;
– titoli di accesso a musei;
– titoli di accesso a mostre ed eventi culturali;
– titoli di accesso per visitare monumenti, gallerie, aree archeologiche, e parchi naturali;
– corsi di musica, di teatro o di lingua straniera.

Nuove agevolazioni per i residenti siciliani viaggiatori

Al fine di garantire un completo ed efficace sistema di collegamenti aerei da e per la Sicilia, che consenta di ridurre i disagi derivanti dalla condizione di insularità, e assicurare la continuità del diritto alla mobilità, è stato riconosciuto un contributo ai cittadini residenti nel territorio della regione siciliana per ogni biglietto aereo acquistato da e per Palermo e Catania (art. 1, co. 124, 125 e 126, L. n. 160/2019).

Dal 2020, i cittadini residenti in Sicilia, per ogni biglietto aereo acquistato da e per Palermo e Catania, potranno usufruire di una tariffa agevolata.
Il contributo non è riconosciuto a tutti i residenti della regione siciliana, ma esclusivamente:
– agli studenti universitari fuori sede;
– ai disabili gravi;
– ai lavoratori dipendenti con sede lavorativa al di fuori della regione siciliana e con reddito lordo annuo non superiore a 20.000 euro;
– ai migranti per ragioni sanitarie con reddito lordo annuo non superiore a 20.000 euro.

Il contributo non è ancora in vigore e per la sua applicazione si dovrà attendere il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti con il quale saranno definite le modalità attuative del nuovo regime tariffario con particolare riferimento alla quantificazione dello sconto e alle modalità e ai termini del rimborso dell’importo differenziale tra il prezzo dei biglietti aerei e la tariffa sociale applicata ai soggetti destinatari della misura.

Ademimenti IVA per il welfare aziendale tramite “voucher”

È possibile erogare i beni e i servizi dei piani di welfare aziendale tramite i buoni-corrispettivo (o “voucher”) e affidarne la gestione ad un’impresa mandataria senza rappresentanza. In tal caso i fornitori fatturano l’acquisto dei beni e servizi scelti dai dipendenti alla mandataria, al momento dell’emissione del voucher; la mandataria a sua volta “ribalta” l’operazione sul datore di lavoro. Sono irrilevanti ai fini IVA le operazioni di consegna dei voucher ai dipendenti, nonché l’effettiva fruizione da parte degli stessi del welfare (Agenzia delle Entrate – Risposta a interpello n. 10 del 2020)

In tema di “Welfare aziendale” è consentita la fruizione dei benefit da parte dei lavoratori mediante documenti di legittimazione, in formato cartaceo o elettronico, riportanti un valore nominale: cd. “buoni-corrispettivo o voucher”.
È altresì legittimo l’affidamento della gestione dei Piani di Welfare aziendale ad un’impresa mandataria senza rappresentanza che opera in nome proprio, per conto del datore di lavoro, occupandosi sia della gestione amministrativa e contabile dei piani di welfare sia del trasferimento dei voucher ai dipendenti.
La norma di riferimento stabilisce, in particolare, che “l’erogazione di beni, prestazioni, opere e servizi previsti nei Piani di welfare aziendale, può avvenire anche attraverso il rilascio di documenti di legittimazione nominativi, informato cartaceo o elettronico. Tali documenti non possono essere utilizzati da persona diversa dal titolare, non possono essere monetizzati o ceduti a terzi e devono dare diritto ad un solo bene, prestazione, opera o servizio per l’intero valore nominale senza integrazioni a carico del titolare. In deroga a tale previsione, tuttavia, i beni e servizi possono essere cumulativamente indicati in un unico documento di legittimazione purché il valore complessivo degli stessi non ecceda il limite di importo riconosciuto dal piano.”.
Ai fini della validità, dunque, i “voucher welfare aziendale” devono rispettare i seguenti elementi essenziali:
– l’obbligo per il fornitore di essere accettati come corrispettivo a fronte di una cessione di beni o una prestazione di servizi;
– identificare l’effettivo acquirente o fruitore della prestazione, opera o servizio anche nei casi di utilizzo da parte dei familiari del dipendente;
– la non trasferibilità;
– l’esatta individuazione dei beni o servizi cui il beneficiario ha diritto, ovvero il potenziale fornitore;
– la copertura totale del corrispettivo.
Secondo l’Agenzia delle Entrate risponde ai requisiti previsti dalla normativa il servizio di gestione dei Piani di welfare aziendale fornito da un’impresa sulla base di un contratto di mandato senza rappresentanza stipulato con il datore di lavoro, che attraverso una piattaforma web:
a) rende disponibile un’area di accesso riservata a ciascun lavoratore, nella quale lo stesso può scegliere di acquistare beni o servizi, nei limiti dell’importo e delle tipologie di spesa stabilite nel regolamento del Piano di Welfare Aziendale;
b) acquista i beni o servizi scelti dal personale dipendente in nome proprio, ma per conto della mandante;
c) emette i voucher per l’erogazione di beni e/o servizi ai lavoratori, provvedendo alla successiva quietanza e conseguente addebito alla mandante.
In particolare, con riferimento all’elemento dell’ “obbligatorietà” di essere accettato come corrispettivo a fronte della cessione di beni o prestazione di servizi, risulta valida la modalità che porta all’emissione del voucher a seguito dell’accettazione della richiesta di welfare aziendale da parte del beneficiario, espressa dal fornitore sulla piattaforma web.

L’intervento della mandataria e l’impiego dei voucher, peraltro, pongono un problema legato all’individuazione del momento in cui le diverse operazioni assumono rilevanza ai fini IVA.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che all’atto dell’emissione del buono, il fornitore è tenuto a fatturare la transazione alla mandataria, che agisce per conto del datore di lavoro.
Al momento del riscatto dei beni o dei servizi da parte del personale dipendente non sorge alcun ulteriore obbligo ai fini IVA in capo al medesimo fornitore.
In merito agli adempimenti a carico della mandataria, che si occupa sia della gestione amministrativa del piano di welfare sia della consegna dei voucher ai dipendenti, essa deve trasferire al datore di lavoro gli effetti giuridici relativi sia all’acquisto del welfare dai fornitori sia al loro trasferimento al personale dipendente. A tal fine, dovrà “ribaltare” l’operazione di acquisto del welfare al mandante, il quale valuterà ai fini della detrazione dell’IVA l’inerenza dell’operazione all’attività d’impresa, mentre il trasferimento dei voucher ai dipendenti costituisce un’operazione non rilevante ai fini IVA.
Per il datore di lavoro, l’acquisto del welfare da parte dei propri dipendenti è irrilevante ai fini IVA, ma assume rilievo ai fini dell’elaborazione della busta paga.

FORNITORE IN REGIME FORFETARIO
Se il fornitore è in regime forfetario, quest’ultimo, non esercitando la rivalsa, emette fattura nei confronti della mandataria senza addebitare l’IVA e al momento del riscatto dei beni o dei servizi da parte dei lavoratori, non sorge alcun obbligo, ai fini IVA, in capo allo stesso fornitore.
La mandataria, a sua volta, al momento del trasferimento dei voucher al personale dipendente, pone in essere un’operazione fuori campo IVA; inoltre, deve trasferire al datore di lavoro gli effetti giuridici relativi sia all’acquisto del welfare dai fornitori, sia al suo trasferimento al personale dipendente. A tal fine, la mandataria ribalta l’acquisto alla mandante applicandovi comunque l’IVA, ferma restando l’irrilevanza, ai fini dell’imposta, anche per il datore di lavoro, dell’operazione di trasferimento al personale dipendente.
A sua volta, il datore di lavoro valuterà l’inerenza dell’acquisto all’attività d’impresa, ai fini della detrazione dell’IVA.

Le stesse considerazioni sono valide nel caso in cui il fornitore sia un’associazione sportiva dilettantistica che abbia optato per le agevolazioni di cui alla Legge 16 dicembre 1991, n. 398, e quindi non è tenuta all’emissione di documenti fiscali rilevanti ai fini IVA.

OPERAZIONI ESENTI
In caso di welfare costituiti da prestazioni esenti, il fornitore emette una fattura esente ai fini IVA nei confronti della mandataria al momento dell’emissione del voucher. Al momento del riscatto delle prestazioni da parte dei lavoratori, non sorge alcun obbligo ai fini IVA in capo al medesimo fornitore.
A sua volta la mandataria, al momento del trasferimento dei voucher al personale dipendente, pone in essere un’operazione fuori campo IVA.
Siccome nell’ambito del mandato senza rappresentanza esiste la totale equiparazione, dal punto di vista oggettivo, dei servizi resi o ricevuti dal mandatario a quelli da lui resi al mandante, in tal caso la mandataria dovrà ribaltare al mandante l’operazione di acquisto in regime di esenzione IVA, senza però che tale esenzione vada ad incidere il suo pro-rata di detraibilità. Resta ferma l’irrilevanza, ai fini IVA, anche per il datore di lavoro, dell’operazione di trasferimento al personale dipendente.

PACCHETTI TURISTICI
Se il fornitore è un’agenzia di viaggi che adotta il regime speciale ex articolo 74-ter del Decreto IVA, occorre considerare che, anche se il pacchetto turistico astrattamente si presta a essere incorporato in un voucher, il regime speciale fa assumere all’agente di viaggio il ruolo di punto di riscossione dell’imposta (principalmente estera) addebitata dai vari fornitori ai quali lo stesso agente si rivolge per acquistare i diversi elementi del pacchetto turistico.
Di conseguenza, al momento in cui incassa il corrispettivo per la prestazione di servizi nei confronti del personale dipendente, l’agenzia di viaggi emetterà fattura nei confronti della mandataria senza separata indicazione dell’imposta, essendo di fatto inclusa nel corrispettivo.
Al momento del trasferimento dei voucher al personale dipendente, la mandataria pone in essere un’operazione fuori campo IVA.
Infine, la mandataria ribalta sul datore di lavoro:
– l’operazione di acquisto del welfare dai fornitori, rispettando il regime speciale di cui al citato articolo 74-ter;
– il trasferimento del welfare al personale dipendente, fuori campo IVA.

Online le specifiche tecniche di rimborso delle somme indebite

L’Agenzia delle entrate ha definito le specifiche tecniche di trasmissione dei dati relativi ai rimborsi eseguiti dagli agenti della riscossione riguardo alle somme pagate dai contribuenti e riconosciute indebite (Agenzia entrate – provvedimento n. 12517/2020).

La procedura di rimborso delle somme indebite pagate dai contribuenti attribuisce all’agente della riscossione il compito di effettuare i suddetti rimborsi, e quindi di anticipare le somme necessarie, dietro incarico dell’ente creditore.
Dette somme vengono poi rimborsate all’agente della riscossione dall’ente creditore, corrispondendo sulle stesse gli interessi legali a decorrere dal giorno dell’effettuazione del rimborso al debitore.

Il rimborso viene effettuato materialmente dalla Struttura di gestione, previa trasmissione telematica da parte degli agenti della riscossione dei dati dei rimborsi dagli stessi eseguiti a fronte di somme iscritte a ruolo pagate dal debitore, riconosciute indebite, secondo le specifiche tecniche approvate dall’Agenzia delle Entrate.
Gli accreditamenti sono poi effettuati dalla Struttura di gestione successivamente alla ricezione dei dati, con cadenza almeno settimanale e comprendono gli interessi legali maturati a decorrere dal giorno di esecuzione del rimborso al debitore. Tale modalità di restituzione si applica anche alle somme anticipate per il rimborso di debiti iscritti a ruolo pagati a titolo di IRAP e di addizionale regionale all’IRPEF.
La Struttura di gestione dispone i mandati di accreditamento dei corrispondenti importi in favore degli agenti della riscossione, aggiungendo gli interessi legali maturati a decorrere dal giorno di esecuzione del rimborso al debitore.

Gli estremi identificativi dei mandati vengono poi trasmessi telematicamente dalla Struttura di gestione agli agenti della riscossione, secondo le medesime specifiche tecniche approvate dall’Agenzia delle Entrate.

Marketplace: esclusi dall’obbligo di comunicazione i software gestionali

Sono esclusi dall’obbligo di comunicare i dati delle vendite a distanza tramite piattaforme digitali i soggetti che forniscono esclusivamente i software gestionali dei marketplace (Agenzia delle Entrate – Principio di diritto n. 1 del 2020)

Con il Decreto Crescita 2019, allo scopo di favorire la compliance in materia di IVA sulle vendite a distanza di beni effettuate tramite piattaforme elettroniche, è stato introdotto una specifico adempimento per i soggetti passivi che consentono tramite un’interfaccia elettronica (mercato virtuale, una piattaforma, un portale o mezzi analoghi) un contatto tra venditore ed acquirente, ivi compresa la partecipazione, diretta o indiretta, ad almeno una delle attività di determinazione delle condizioni generali della cessione, riscossione del pagamento effettuato, ordine o consegna dei beni.
Per tali soggetti è previsto l’obbligo di comunicare in via telematica all’Agenzia delle Entrate, entro il mese successivo a ciascun trimestre, per ciascun fornitore i seguenti dati:
a) la denominazione o i dati anagrafici completi, la residenza o il domicilio, il codice identificativo fiscale ove esistente, l’indirizzo di posta elettronica;
b) il numero totale delle unità vendute in Italia;
c) a scelta del soggetto passivo, per le unità vendute in Italia l’ammontare totale dei prezzi di vendita o il prezzo medio di vendita.
La violazione dell’obbligo comporta per i soggetti che gestiscono i marketplace l’essere considerati debitori d’imposta per le vendite a distanza, con relativo obbligo di versamento dell’IVA, salvo prova:
– che l’imposta sia stata comunque assolta dal cedente/fornitore, ovvero
– nel caso di trasmissione di dati incompleti, “di avere adottato tutte le misure necessarie per la corretta rilevazione e individuazione dei dati presenti sulla piattaforma digitale”.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha precisato che devono ritenersi esclusi dall’obbligo di comunicazione i soggetti che forniscono esclusivamente i software gestionali che consentono a coloro che effettuano le vendite a distanza la creazione e l’utilizzo di negozi on-line. In particolare, sono esclusi dall’obbligo i fornitori dei predetti programmi che non hanno titolo per effettuare attività di controllo e supervisione dei beni venduti, né per partecipare, anche indirettamente, all’ordinazione degli stessi o di svolgere alcuna delle attività di facilitazione previste dalla norma.

Imprenditori agricoli: nuove agevolazioni dal 2020

La Legge di bilancio 2020 ha introdotto nuove agevolazioni per gli imprenditori agricoli, tra cui l’istituzione di un apposito Fondo per gli investimenti innovativi, la proroga dell’esclusione dei redditi agrari e dominicali dalla base imponibile Irpef e modalità di calcolo del reddito derivante dalle attività commerciali florovivaistici (art. 1, co. 123, 183 e 225, L. n. 160/2019).

La prima novità introdotta mira a favorire gli investimenti in beni strumentali nuovi da parte delle imprese agricole. In tal senso, nello stato di previsione del Ministero dello sviluppo economico è stato istituito un apposito Fondo per gli investimenti innovativi delle imprese agricole, con la dotazione di 5 milioni di euro per l’anno 2020 che costituisce limite massimo di spesa.

Il secondo intervento riguarda la proroga dell’esclusione dei redditi agrari e dominicali dalla base imponibile Irpef. In tal senso, anche per il 2020 i redditi dominicali e agrari non concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche dei coltivatori diretti e degli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola. Per l’anno 2021, invece, i redditi dominicali e agrari dei medesimi soggetti, concorrono alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche nella misura del 50%.

Riguardo agli imprenditori agricoli florovivaistici, per le attività dirette alla commercializzazione di piante vive e prodotti della floricoltura acquistate da imprenditori agricoli florovivaistici, nei limiti del 10% del volume di affari, da altri imprenditori agricoli florovivaistici, il reddito è determinato applicando all’ammontare dei corrispettivi delle operazioni registrate o soggette a registrazione agli effetti dell’imposta sul valore aggiunto il coefficiente di redditività del 5%.

Fatturazione prestazioni di trasporto c/terzi e servizi accessori

In tema di fatturazione elettronica mensile dei servizi di trasporto merci per conto terzi, è necessario distinguere le prestazioni di trasporto eseguite nel mese di riferimento e i servizi accessori ai trasporti eseguiti nel mese precedente a quello di riferimento. Per i servizi accessori, inoltre, deve essere richiamata la fattura che documenta le operazioni principali cui si collegano quelle accessorie. (Agenzia delle Entrate – Risposta n. 8 del 2020)

L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti in tema di fatturazione elettronica per prestazioni di servizi, nell’ipotesi di un’azienda di autotrasporto di merci per conto terzi, la quale documenta:

– con una fattura unica tutte le prestazioni eseguite in ciascun mese nei confronti del medesimo cliente, sulla base di un apposita lista descrittiva (condivisa con il committente), nella quale sono riportate le informazioni di dettaglio del DDT (numero e data, dati del committente, dati identificativi del vettore, luogo e data di carico/scarico, targa della motrice e/o del rimorchio stradale utilizzati, peso e tipologia del prodotto trasportato), senza allegare né i DDT, né la lista riepilogativa che viene conservata in forma cartacea;
– con la fattura mensile successiva nei confronti del medesimo cliente, i servizi accessori riferiti alle prestazioni principali della precedente fattura mensile.
In proposito, l’Agenzia delle Entrate ha preliminarmente evidenziato che non si tratta di una fattura “riepilogativa differita”, bensì di una “fattura che documenta più prestazioni rese nel mese, il cui momento impositivo (ossia quello nel quale la prestazione si considera effettuata e, di conseguenza, l’imposta si rende esigibile) coincide con l’emissione della fattura stessa, che costituisce anche la data da indicare nel relativo campo del file fattura. Ciò significa che la fattura elettronica deve essere trasmessa allo Sdì entro 12 giorni dalla data riportata sulla stessa fattura.
Per quanto concerne gli obblighi descrittivi della fattura, è possibile rinviare alla lista riepilogativa (condivisa con il committente per accettazione), scegliendo liberamente se allegarla o meno al file “XML” trasmesso allo Sdì, salvo però l’obbligo di garantirne la conservazione alternativamente in modalità cartacea o elettronica.
Con riferimento, infine, alle prestazioni accessorie, è necessaria la distinzione tra le prestazioni di trasporto eseguite nel mese di riferimento della lista e i servizi accessori ai trasporti eseguiti nel mese precedente a quello di riferimento, richiamando altresì, con riguardo a questi ultimi, la fattura che documenta le operazioni principali cui si collegano quelle accessorie. Pertanto, in caso di emissione della fattura senza indicare nel campo descrittivo gli estremi delle fatture relative alle operazioni principali per il necessario collegamento a quelle accessorie, si rende necessaria la regolarizzazione mediante emissione di note di variazione e successiva riemissione di fatture corrette, che valorizzino la distinzione tra le prestazioni principali del mese ed i servizi accessori relativi al mese precedente con il richiamo alla fattura che documenta le operazioni principali cui si collegano.

Cambia il “credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo”

Dal 2020 l’attuale disciplina del credito d’imposta per investimenti in ricerca e sviluppo cede il posto alla nuova misura introdotta dalla Legge di bilancio 2020, ovvero, al “credito d’imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo, in transizione ecologica, in innovazione tecnologica 4.0 e in altre attività innovative” (art. 1, co. 198 -209, L. n. 160/2019).

Il nuovo credito d’imposta spetta a tutte le imprese residenti in Italia, incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti, che effettuano investimenti in una delle attività ammissibili:
– ricerca industriale e sviluppo sperimentale in campo scientifico o tecnologico;
– innovazione tecnologica finalizzata alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati;
– design e ideazione estetica svolte dalle imprese operanti nei settori tessile e della moda, calzaturiero, dell’occhialeria, orafo, del mobile e dell’arredo e della ceramica, per la concezione e realizzazione dei nuovi prodotti e campionari.

La misura del credito d’imposta è differenziata per ogni tipologia di attività ammissibile:
– per le attività di ricerca e sviluppo, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 12% per cento della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti per le stesse spese ammissibili, nel limite massimo di 3 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a dodici mesi;
– per le attività di innovazione tecnologica, design e ideazione estetica, il credito d’imposta è riconosciuto, in misura pari al 6% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a dodici mesi;
– per le attività di innovazione tecnologica finalizzate alla realizzazione di prodotti o processi di produzione nuovi o sostanzialmente migliorati per il raggiungimento di un obiettivo di transizione ecologica o di innovazione digitale 4.0, il credito d’imposta è riconosciuto in misura pari al 10% della relativa base di calcolo, assunta al netto delle altre sovvenzioni o dei contributi a qualunque titolo ricevuti sulle stesse spese ammissibili, nel limite massimo di 1,5 milioni di euro, ragguagliato ad anno in caso di periodo d’imposta di durata inferiore o superiore a dodici mesi.

Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, in tre quote annuali di pari importo, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello di maturazione, subordinatamente all’avvenuto adempimento degli obblighi di certificazione.

PMI: bonus fiere internazionali

Al fine di migliorare il livello e la qualità di internazionalizzazione delle PMI italiane, la Legge di Bilancio 2020 ha prorogato il credito d’imposta per le spese sostenute per la partecipazione a fiere internazionali (art. 1, co. 300 L. n. 300/2019)

Alle imprese esistenti alla data del 1° gennaio 2019 è riconosciuto anche per il periodo d’imposta 2020 (già previsto per il 2019) un credito d’imposta nella misura del 30 per cento delle spese di partecipazione a manifestazioni fieristiche internazionali di settore che si svolgono in Italia o all’estero, fino ad un massimo di 60.000 euro.
Il credito d’imposta è riconosciuto fino all’esaurimento dell’importo massimo di 10 milioni di euro per l’anno 2020 e di 5 milioni di euro per l’anno 2021.
Il credito d’imposta, in particolare, è riconosciuto per le spese di partecipazione a manifestazioni fieristiche internazionali di settore che si svolgono in Italia o all’estero, relativamente alle spese per l’affitto degli spazi espositivi; per l’allestimento dei medesimi spazi; per le attività pubblicitarie, di promozione e di comunicazione, connesse alla partecipazione.
Il beneficio è riconosciuto nel rispetto delle condizioni e dei limiti della normativa europea in materia di aiuti de minimis.
Il credito d’imposta spettante può essere utilizzato esclusivamente in compensazione tramite modello di pagamento unificato F24 telematico.
Con successivo decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, saranno stabilite le disposizioni attuative, con riferimento a:
a) le tipologie di spese ammesse al beneficio;
b) le procedure per l’ammissione al beneficio, che avviene secondo l’ordine cronologico di presentazione delle relative domande;
c) l’elenco delle manifestazioni fieristiche internazionali di settore, che si svolgono in Italia o all’estero, per cui è ammesso il credito di imposta;
d) le procedure di recupero nei casi di utilizzo illegittimo dei crediti d’imposta.

Il Fisco risponde sulle detrazioni per gli immobili con misure antisismiche

L’Agenzia delle entrate con la risposta 16 gennaio 2020, n. 5 fornisce chiarimenti sulla detrazione spettante agli acquirenti delle unità immobiliari vendute da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che abbiano realizzato interventi relativi all’adozione di misure antisismiche

La detrazione, spettante agli acquirenti delle unità immobiliari vendute da imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare che abbiano realizzato interventi relativi all’adozione di misure antisismiche mediante interventi di demolizione e ricostruzione di interi edifici, anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente, ove le norme urbanistiche vigenti lo consentano, dai quali derivi una riduzione del rischio sismico che determini il passaggio ad una o a due classi di rischio inferiore, è disciplinata dall’articolo 16, comma 1-septies del decreto legge 4 giugno 2013, n. 63.
Ai fini della detrazione, gli edifici oggetto dell’intervento di riduzione del rischio sismico devono essere ubicati in comuni ricadenti nelle zone sismiche 1, 2 e 3 e le imprese di costruzione o ristrutturazione immobiliare devono provvedere, entro diciotto mesi dalla data di conclusione dei lavori, alla successiva alienazione dell’immobile.
La detrazione è pari al 75 o all’85 per cento (a seconda che l’intervento di demolizione e ricostruzione determini il passaggio ad una o a due classi di rischio sismico inferiore) del prezzo della singola unità immobiliare, risultante nell’atto pubblico di compravendita e, comunque, calcolata entro un ammontare massimo di spesa pari a 96.000 euro per ciascuna unità immobiliare.
Gli acquirenti delle unità immobiliari, inoltre, possono optare, in luogo della detrazione, per la cessione del corrispondente credito alle imprese che hanno effettuatogli interventi ovvero ad altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito. La cessione non può essere effettuata a istituti di credito e intermediari finanziari.
I contribuenti beneficiari delle detrazioni per gli interventi di riduzione del rischio sismico potevano, per le spese sostenute entro il 31 dicembre 2019, optare per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi.
Dal 1° gennaio 2020, tuttavia, la disposizione appena citata non è più vigente, a seguito dell’abrogazione dell’articolo 10, comma 2 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34 (che ha introdotto il citato comma 1-octies nell’articolo 16 del decreto legge n. 63 del 2013) ad opera dell’articolo 1, comma 176 della legge 27dicembre 2019, n. 160 (legge Bilancio 2020).
Nella fattispecie esaminata dal Fisco la società istante che svolge prevalentemente la seguente attività: “servizi forniti da revisori contabili – codice ATECO ZZZ” dichiara di voler realizzare “unità immobiliari risultanti da demolizione e ricostruzione di preesistenti edifici, per il tramite di una costituenda partecipata di cui deterrà una quota probabilmente maggioritaria. L’intervento edilizio, tra fase progettuale e realizzativa, avrà una durata di circa un anno e mezzo. In questo lasso di tempo saranno stipulati dei preliminari notarili in cui verrà dato conto che le costruende unità immobiliari avranno tutti i requisiti per beneficiare della detrazione in commento, considerato che sarà già stato redatto il progetto attestante la tipologia dell’intervento e il miglioramento sismico ottenibile. Alla sottoscrizione del preliminare e anche successivamente i promissari acquirenti verseranno caparre ed acconti.
Al riguardo, l’Amministrazione finanziaria con la risposta in oggetto fornisce i seguenti chiarimenti:
1. La qualificazione di un’opera edilizia (quale risultante dal futuro titolo amministrativo di autorizzazione dei lavori) spetta, in ultima analisi, al Comune o ad altro ente territoriale, in qualità di organo competente in tema di classificazioni urbanistiche e presuppone valutazioni di natura tecnica che esulano dalle competenze dell’Agenzia delle entrate.
Nel merito occorre, tuttavia, evidenziare che la disposizione normativa di cui articolo 16, comma 1-septies del citato decreto legge n. 63 del 2013, prevede per gli acquirenti la possibilità di fruire della detrazione anche per gli interventi realizzati dall’impresa di costruzione “mediante demolizione e ricostruzione di interi edifici, allo scopo di ridurne il rischio sismico, anche con variazione volumetrica rispetto all’edificio preesistente”.
La disposizione, pertanto, si applica anche nell’ipotesi in cui la demolizione e ricostruzione dell’edificio abbia determinato un aumento volumetrico rispetto a quello preesistente, sempreché le disposizioni normative urbanistiche in vigore permettano tale variazione.
2. È possibile beneficiare della detrazione anche con riferimento ad eventuali importi versati in acconto, a condizione, tuttavia, che il preliminare di vendita dell’immobile sia registrato entro la data di presentazione della dichiarazione dei redditi nella quale si intende fruire della detrazione.
Al riguardo si ricorda altresì che è necessario che si realizzi anche il presupposto costituito dell’ultimazione dei lavori riguardanti l’intero fabbricato.
Pertanto, la detrazione potrà essere fruita dall’acquirente solo dall’anno di imposta in cui detti lavori siano stati ultimati.

Ciò considerato, se a ultimazione dei lavori, gli acconti sono pagati in un anno diverso da quello in cui è stipulato il rogito, il contribuente ha la possibilità di far valere la detrazione degli importi versati in acconto o nel periodo di imposta in cui questi sono stati pagati o nel periodo di imposta in cui ha stipulato il rogito.
3. Anche nell’ipotesi di acquisto di unità immobiliari oggetto dell’interpello non è necessario, ai fini della detrazione, l’effettuazione da parte dell’acquirente di un pagamento con bonifico bancario o postale.
4.In ordine alla possibilità di applicare anche alla fattispecie della vendita di immobili, oggetto della presente istanza di interpello, la disposizione in base alle quali il soggetto avente diritto alle detrazioni può optare, alternativamente, in luogo dell’utilizzo diretto delle stesse, per la cessione del corrispondente credito ai fornitori o ad altri soggetti privati ovvero per un contributo di pari ammontare, sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto, anticipato dal fornitore che ha effettuato gli interventi e a quest’ultimo rimborsato sotto forma di credito d’imposta, si fa presente che, come già precisato, dal 1° gennaio 2020, l’articolo 1, comma 176 della legge 27 dicembre 2019, n. 160 (legge Bilancio 2020) ha abrogato l’articolo 10, comma 2 del decreto legge 30 aprile 2019, n. 34 che ha introdotto il citato comma 1-octies nell’articolo 16 del decreto legge n. 63 del 2013.
Pertanto, a decorrere dal 2020 sarà possibile eventualmente avvalersi solo della cessione del credito, da comunicare all’Agenzia delle entrate utilizzandole funzionalità rese disponibili nell’area riservata del sito internet dell’Agenzia delle entrate o, in alternativa, il modello specifico e più precisamente facendo riferimento agli interventi di cui alla casella n. 15 denominata”Demolizione e ricostruzione intero immobile sito in un comune ricadente in zona a rischio sismico 1, 2 e 3 (passaggio a una classe di rischio inferiore)” e alla casella n. 16 denominata “Demolizione e ricostruzione intero immobile sito in un comune ricadente in zona a rischio sismico 1, 2 e 3 (passaggio a due classi di rischio inferiori)”.

5. La cessione del credito corrispondente alla detrazione può essere effettuata nei confronti dell’impresa costruttrice ovvero di altri soggetti privati, con la facoltà di successiva cessione del credito. Ne consegue che non sussistono ostacoli alla cedibilità, successiva alla prima, del credito in esame alla società istante o alle persone fisiche che dovessero entrare a far parte della compagine societaria della newco, nel momento in cui i richiamati soggetti dovessero acquisire la partecipazione descritta nella newco.