Sdoganamento con svincolo diretto e celere, le faq delle Dogane

L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha risposto a diversi quesiti in materia di sdoganamento con svincolo diretto e con svincolo celere, in attuazione delle misure di contenimento e contrasto dell’emergenza epidemiologica COVID 19.

Nello specifico, ha chiarito quanto segue:
– le professioni legali e contabili sono previste dal codice ATECO 69 “attività legali e contabili” incluso nei servizi di pubblica utilità dall’allegato al DPCM, pubblicato sul sito dell’Agenzia. Pertanto il professionista potrà importare liberamente le mascherine per il suo studio senza rischio di requisizione utilizzando la procedura di SVINCOLO DIRETTO;
– le farmacie sono incluse nelle attività di pubblica utilità dall’art. 1 comma 1 lettera f) DPCM 22 marzo 2020 – pdf e successive modificazioni quindi possono importare prodotti DPI in regime di SVINCOLO DIRETTO non soggetto a requisizione. Essendo l’importazione finalizzata alla rivendita e non alla distribuzione gratuita, non potranno avvalersi del beneficio fiscale della sospensione delle imposte doganali;
– l’attività di riparazione di elettrodomestici è prevista dal codice ATECO 92.22.01 incluso nei servizi di pubblica utilità dall’allegato al DPCM, pubblicato sul sito dell’Agenzia. Pertanto l’esercente potrà importare liberamente le mascherine per il suo negozio senza rischio di requisizione utilizzando la procedura di SVINCOLO DIRETTO;
– l’attività di riparazione di elettrodomestici è prevista dal codice ATECO 92.22.01  incluso nei servizi di pubblica utilità dall’allegato al DPCM, pubblicato sul sito dell’Agenzia. Pertanto l’esercente può in linea teorica avvalersi della procedura di SVINCOLO DIRETTO, fatti salvi i controlli antifrode di ADM. In questo caso risultando la merce importata sproporzionata rispetto all’utilizzo effettivamente necessario per il piccolo esercizio, si presuppone che l’importazione sia illecita e finalizzata ad eludere i controlli antifrode di ADM, che pertanto procederà a sequestro, se ne ricorrano i presupposti e a segnalazione al Commissario Straordinario per requisizione;
– al fine di poter utilizzare la procedura di svincolo diretto rileva il destinatario finale che utilizzerà il prodotto.

 Il modello di autocertificazione SVINCOLO DIRETTO deve infatti essere compilato e sottoscritto dal destinatario finale, quando questo non corrisponda con l’importatore. In questo caso l’associazione di volontariato potrà utilizzare la procedura SVINCOLO DIRETTO in quanto il destinatario finale è un ospedale, incluso nella voce “struttura ospedaliera” di cui al modello. Per poter utilizzare la procedura di SVINCOLO DIRETTO l’amministratore dell’associazione di volontariato dovrà presentare in dogana il modello di autocertificazione SVINCOLO DIRETTO debitamente compilato e sottoscritto dal rappresentante dell’ospedale, in cui sia esattamente individuata la merce da sdoganare ed indirizzare all’ospedale. Resta salvo il potere di controllo di ADM in relazione all’effettivo indirizzo di tutta la merce descritta alla struttura ospedaliera al fine di evitare elusioni della normativa a fini speculativi.;
– lo SVINCOLO DIRETTO si rivolge solo a determinati soggetti che sono quelli che svolgono attualmente servizi di pubblica utilità, e con questa procedura si possono importare sia DPI che altri beni mobili utili al contrasto del COVID 19. Lo SVINCOLO CELERE si rivolge a tutti i soggetti (sia privati che imprese non ricomprese nei servizi di pubblica utilità) che intendano adibire la merce al contrasto COVID 19 ma con questa procedura non si possono importare DPI;
– potrà utilizzare la procedura di SVINCOLO CELERE compilando il modello e specificando che intende adibire il prodotto all’uso di igiene personale domestica per contrastare la diffusione del COVID 19;
– le mascherine saranno bloccate in dogana e segnalate per requisizione per due motivi:
 1. perché ai sensi dell’ordinanza n. 6 i privati non possono importare DPI né con SVINCOLO DIRETTO né con SVINCOLO CELERE,
 2. perché la motivazione addotta in autocertificazione è evidentemente elusiva del divieto di effettuare importazioni speculative ed è presumibile che la reale finalità sia quella di rivendita non autorizzata;
– l’attività di commercio all’ingrosso di prodotti per la casa non è prevista nei servizi di pubblica utilità dai provvedimenti governativi, pertanto il grossista potrà utilizzare la procedura di SVINCOLO DIRETTO solo dimostrando che i beni sono destinati a utilizzatori finali rientranti nelle predette liste e producendo le relative autocertificazioni, soggette a controllo e verifica dagli Uffici Doganali. Pertanto i DPI destinati ai clienti, in quantitativi congrui e che non palesino finalità speculative, saranno sdoganati senza segnalazione per requisizione. Mentre i dispositivi destinati al magazzino del grossista saranno segnalati al Commissario Straordinario ai fini della requisizione in quanto probabile oggetto di attività di accaparramento a fini speculativi;
– l’attività di commercio all’ingrosso di prodotti farmaceutici è espressamente prevista dal codice Ateco 46.46 come servizio di pubblica utilità. Il grossista potrà pertanto utilizzare, in linea teorica, lo SVINCOLO DIRETTO sia per la merce destinata al fabbisogno immediato delle 100 farmacie sue clienti sia per la merce che intende destinare al suo magazzino per rivenderla in un secondo momento. Però in questo secondo caso l’istanza di SVINCOLO DIRETTO prodotta con l’apposito modello, non supererà il controllo antifrode in quanto risulterà evidente che il grossista intende porre in essere una operazione di accaparramento a fini speculativi, non consentita durante l’emergenza COVID 19, per i seguenti motivi:
   * La merce destinata ad essere immagazzinata è di molto superiore a quella importata per essere utilizzata subito.
   * La scorta fatta dal grossista è evidentemente ed eccessivamente superiore a quella di cui avrebbe bisogno per soddisfare le esigenze dei propri clienti nell’immediato periodo di crisi.
   * Il grossista non ha fornito evidenze che la merce da immagazzinare servirà a rifornire i propri clienti per le esigenze immediate di contrasto alla diffusione del COVID 19.
Per tali ragioni gli Uffici Doganali competenti, una volta svincolata la merce destinata direttamente ai clienti del grossista, effettuerà la segnalazione al Commissario Straordinario affinché valuti, viste le circostanze emergenziali, una eventuale requisizione dei DPI:
– l’attività di trasporto marittimo è espressamente prevista dal codice Ateco 50 come servizio di pubblica utilità. L’armatore potrà pertanto utilizzare, in linea teorica, lo SVINCOLO DIRETTO per la merce destinata al fabbisogno del suo equipaggio.L’ OCDPC n.639/2020 prevede il divieto di esportazione di mascherine e DPI senza autorizzazione del Dipartimento di protezione civile per esportazioni unionali, e del MAECI per quelle extraunionali.In questo caso però il predetto divieto non si applica perché non si tratta di esportazione di DPI in senso tecnico. Difatti, in ipotesi, le mascherine saranno consegnate all’equipaggio prima della partenza della nave e saranno destinate all’uso personale e di prevenzione della diffusione del COVID 19 durante il viaggio. L’importatore dovrà indicare nel modello svincolo diretto tali modalità e gli uffici doganali consentiranno lo svincolo diretto dopo aver effettuato i controlli antifrode ed in particolar modo accertato la congruità tra il numero di mascherine importate, il numero di membri dell’equipaggio e la durata del servizio degli stessi, al fine di evitare possibili elusioni della normativa vigente.

Le rispsote del Fisco sul decreto Cura Italia

Tra le tematiche affrontate, le proroghe e le sospensioni dei termini per i versamenti e gli adempimenti, le misure specifiche a sostegno delle imprese e dei lavoratori, la sospensione delle attività degli enti impositori, nonché quella dei versamenti relativi ai carichi affidati all’agente della riscossione e, le erogazioni liberali (Agenzia delle entrate – circolare 8/E del 3 aprile 2020)

Di seguito indichiamo alcuni dei chiarimenti contenuti nel documento di prassi:

Premio ai lavoratori dipendenti

Per quanto riguarda la determinazione del limite di 40mila euro di reddito da lavoro dipendente previsto per attribuire il bonus di 100 euro per il mese di marzo, bisogna considerare esclusivamente il reddito di lavoro dipendente assoggettato a tassazione progressiva Irpef e non anche quello assoggettato a tassazione separata o ad imposta sostitutiva. Inoltre, i sostituti d’imposta riconosceranno il premio ai lavoratori dipendenti in via automatica a partire dalla retribuzione corrisposta nel mese di aprile e comunque entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno.

Erogazioni liberali e solidarietà alimentare

La deducibilità delle erogazioni liberali dal reddito d’impresa non è parametrata al reddito. Pertanto l’agevolazione spetta anche in presenza di una perdita fiscale realizzata nel periodo d’imposta in cui è stata effettuata l’erogazione liberale. Con riferimento alla solidarietà alimentare, le donazioni effettuate dalle persone fisiche, dagli enti non commerciali e dai soggetti titolari di reddito d’impresa aventi ad oggetto misure di solidarietà alimentare nell’ambito dell’emergenza da Covid-19 ed effettuate a favore dello Stato, delle regioni, degli enti locali territoriali, di enti o istituzioni pubbliche, di fondazioni e associazioni legalmente riconosciute senza scopo di lucro, rientrano tra le erogazioni liberali che beneficiano degli incentivi fiscali introdotti con il Dl n. 18/2020.

Sospensioni per aziende, professionisti e Fisco

Anche il pagamento della tassa annuale di vidimazione dei libri sociali, in scadenza il 16 marzo, rientra tra i versamenti prorogati al 20 marzo. Se i soggetti interessati hanno il domicilio fiscale, la sede legale o quella operativa negli 11 comuni della Lombardia e del Veneto – individuati dal Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze del 24 febbraio 2020 – beneficiano di una sospensione più estesa con scadenza tra il 21 febbraio e il 31 marzo 2020. Inoltre, nel caso di più attività esercitate nell’ambito della stessa impresa, per beneficiare della sospensione delle ritenute e dei versamenti prevista dal Dl n. 9/2020 fino al 30 aprile per i settori maggiormente colpiti dall’emergenza epidemiologica, è necessario che le attività rientranti tra quelle oggetto di sospensione siano svolte in maniera prevalente rispetto alle altre esercitate dalla stessa impresa. Inoltre, possono rientrare nell’agevolazione anche i soggetti che svolgono un’attività con un codice Ateco diverso da quelli indicati precedentemente dall’Agenzia (risoluzioni nn. 12/E e 14/E del 2020) se l’attività svolta è riconducibile sostanzialmente a una delle categorie economiche indicate.

Gruppo Iva

La sospensione dei termini dei versamenti Iva in scadenza nel mese di marzo 2020 (prevista dall’articolo 61, comma 3, del Dl Cura Italia) si applica anche ai versamenti Iva dovuti dalla società controllante del Gruppo Iva.

Imposta di registro

Tra gli adempimenti tributari sospesi può rientrare anche l’assolvimento dell’obbligo di registrazione in termine fisso, previsto dall’articolo 5 del Testo Unico dell’imposta di Registro. Questa sospensione rileva a prescindere dalla circostanza che la registrazione degli atti pubblici, delle scritture private autenticate e di quelle prive dell’autentica avvenga in forma cartacea o secondo modalità telematiche.

Chiarimenti sul premio #Cura Italia ai lavoratori dipendenti

Con la Circolare n 8/E del 3 aprile 2020, l’Agenzia delle Entrate risponde ai dubbi sulle numerose disposizioni di natura fiscale contenute nel Decreto #Cura Italia. Tra l’altro, fornisce importanti chiarimenti sul premio in favore dei lavoratori dipendenti, pubblici e privati, che nel mese di marzo hanno continuato a svolgere il proprio lavoro nella sede dell’attività.

Il paragrafo 4 della Circolare n. 8/E/2020 è interamente dedicato alle misure specifiche a sostegno dei lavoratori, e più precisamente al premio riconosciuto ai lavoratori dipendenti che nel mese di marzo hanno svolto il proprio lavoro nella sede dell’attività. Il decreto “Cura Italia” stabilisce infatti che ai lavoratori dipendenti spetta un premio, per il mese di marzo 2020, che non concorre alla formazione del reddito, pari a 100 euro da rapportare al numero di giorni di lavoro svolti nella propria sede di lavoro nel predetto mese. Il beneficio è riconosciuto a condizione che il lavoratori abbia un reddito complessivo da lavoro dipendente dell’anno precedente di importo non superiore a 40.000 euro.
Il premio è riconosciuto, in via automatica, dal datore di lavoro, a partire dalla retribuzione corrisposta nel mese di aprile, il quale recupera l’incentivo erogato mediante utilizzo in compensazione con modello F24 di una somma a credito equivalente.

QUESITO

RISPOSTA

Per il calcolo dei giorni per l’attribuzione del premio, devono essere conteggiati giorni da calendario o da contratto (cioè in 26.esimi o in 30.esimi)? In assenza di precisazioni risultanti dalla lettera della norma e/o dalla relazione illustrativa, si ritiene che al fine del calcolo complessivo dei giorni rilevanti ai fini della determinazione dell’importo del premio spettante, rilevi il rapporto tra le ore effettive lavorate nel mese e le ore lavorabili come previsto contrattualmente.
In caso di cessazione del rapporto di lavoro nel mese di marzo 2020 l’attribuzione del premio come deve essere effettuata? Considerato che l’importo del premio è rapportato al numero di giorni di lavoro svolti, nel mese di marzo 2020, nella propria sede di lavoro, ai dipendenti licenziati nel predetto mese spetterà il bonus in proporzione ai giorni di lavoro svolti presso la predetta sede calcolati come illustrato alla risposta precedente.
I lavoratori che sono in servizio esterno presso clienti o in missione o presso altre sedi dell’impresa o del gruppo diverse dalla propria hanno diritto alla percezione del premio? Tenuto conto che la ratio del premio persegue l’obiettivo di dare ristoro ai dipendenti che hanno continuato a lavorare nel mese di marzo senza poter adottare, quale misura di prevenzione, quella del lavoro agile o da remoto, si ritiene che lo stesso debba essere riconosciuto anche a coloro che hanno prestato la loro attività lavorativa in trasferta presso clienti o in missioni o presso sedi secondarie dell’impresa.
Restano esclusi i dipendenti che hanno prestato la loro attività lavorativa in modalità di lavoro agile (“smart working”).
Per i lavoratori in part-time, il premio deve essere proporzionato alla percentuale di occupazione? Oppure si dovrà usare la proporzione tra giorni lavorati “in sede” e giorni lavorabili secondo l’orario di lavoro previsto? Inoltre, come vanno considerate le giornate di ferie, malattia, congedo? Indipendentemente dalla tipologia di contratto, full time e part-time, l’importo del bonus erogabile dovrà essere determinato in ragione del periodo di lavoro durante il quale il dipendente presta effettivamente l’attività lavorativa presso la propria sede.
Inoltre, in considerazione della finalità della norma che vuole premiare i dipendenti che hanno continuato a prestare la propria attività lavorativa presso la sede di lavoro non devono considerarsi nel rapporto – né al numeratore né al denominatore – le giornate di ferie o di malattia.
In base alla medesima ratio, sono escluse dal calcolo le giornate di assenza per aspettativa senza corresponsione di assegni.
I giorni lavorati in “smart working”devono essere esclusi dal calcolo del bonus di 100 euro ai lavoratori dipendenti e, in caso affermativo, in che modo? Non possono rientrare nel computo dei giorni di lavoro rilevanti ai fini della determinazione dell’importo del premio, il periodo di lavoro svolto a distanza, ovvero al di fuori dell’ordinaria sede di lavoro e/o degli ordinari luoghi in cui tradizionalmente viene prestata l’attività lavorativa, anche se funzionalmente e strutturalmente collegati ad essi attraverso l’ausilio di strumenti di comunicazione informatici e telematici.
Ai fini del calcolo del reddito di lavoro dipendente, che non deve superare l’importo di 40.000 euro rispetto all’anno precedente, devono essere considerati anche i premi di risultato soggetti a tassazione sostitutiva al 10% e/o le somme soggette a tassazione separata? Ai fini della verifica del rispetto del limite di 40 mila euro, deve considerarsi esclusivamente il reddito di lavoro dipendente assoggettato a tassazione progressiva IRPEF e non anche quello assoggettato a tassazione separata o ad imposta sostitutiva. Tanto in coerenza con i chiarimenti già forniti nella Circolare n. 28/E del 15 giugno 2016.
Considerato che l’erogazione del premio spetta per il mese di marzo e che l’elaborazione dei cedolini è già in corso, si chiedono indicazioni operative alle quali allineare il comportamento (anche in ragione dell’urgenza di garantire la continuità dei servizi paga e la riduzione del personale legata all’emergenza). I sostituti d’imposta riconoscono, in via automatica, l’incentivo a partire dalla retribuzione corrisposta nel mese di aprile e comunque entro il termine di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno. Conseguentemente, il premio non dovrà essere erogato necessariamente con le competenze stipendiali del mese di aprile 2020.
In relazione all’attestazione dei redditi del dipendente, ai fini dell’erogazione del premio ai lavoratori assunti nel corso del 2020 è il datore di lavoro che deve chiedere al precedente datore i dati reddituali del dipendente? Qualora il datore di lavoro tenuto all’erogazione del premio non sia lo stesso che abbia rilasciato la certificazione unica dei redditi per l’anno precedente, il dipendente, al fine di ottenere il premio, dovrà rilasciare al sostituto di imposta una autodichiarazione ai sensi degli artt. 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, in cui attestare l’importo del reddito di lavoro dipendente conseguito nell’anno precedente.
Il recupero in compensazione del credito di imposta riconosciuto al sostituto di imposta per il premio di 100 euro anticipato al dipendente è soggetto ai limiti di utilizzo dei crediti di imposta? Il recupero in compensazione orizzontale del premio anticipato al dipendente deve avvenire mediante l’utilizzo dei servizi telematici dell’Agenzia, come chiarito con la risoluzione n. 110/E del 31 dicembre 2019 e non è soggetto agli altri limiti o vincoli previsti per l’utilizzo in compensazione dei crediti di imposta.
Al fine di consentire il recupero in compensazione del premio erogato ai dipendenti, con la risoluzione n. 17/E del 31 marzo 2020, sono stati istituiti, per il modello F24, il codice tributo “1699” e per il modello F24 “enti pubblici” (F24 EP), il codice, “169E”, denominati “Recupero da parte dei sostituti d’imposta del premio erogato ai sensi dell’articolo 63 del decreto-legge n. 18 del 2020”.

Confidi: derogati i termini di trasmissione della relazione di monitoraggio 2019

Con lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza dell’epidemia da COVID-19, la relazione di monitoraggio relativa all’anno 2019 deve essere trasmessa al Ministero dello Sviluppo Economico entro 30 giorni dalla data di approvazione del bilancio di esercizio e comunque entro e non oltre il termine perentorio del 31 ottobre 2020 (Ministero Sviluppo Economico – circolare 01 aprile 2020, n. 1617).

La Legge di Stabilità 2014 ha previsto l’adozione di misure per la crescita dimensionale e il rafforzamento patrimoniale dei consorzi di garanzia collettiva dei fidi (confidi), con il fine di favorire l’accesso al credito delle piccole e medie imprese.
Successivamente sono stati definiti i criteri e le modalità di concessione di un contributo finalizzato alla costituzione di un apposito e distinto fondo rischi in gestione che i confidi utilizzano per concedere nuove garanzie agevolate alle piccole e medie imprese operanti in tutti i settori di attività economica. I confidi che hanno ottenuto il contributo sono tenuti a trasmettere annualmente al Ministero dello Sviluppo Economico, per il periodo di durata del fondo rischi, la relazione di monitoraggio entro 30 giorni dalla data di approvazione del bilancio di esercizio, e comunque entro e non oltre il termine perentorio del 31 luglio di ogni anno.
Fatte tali premesse, con il Decreto CuraItalia, sono state previste misure di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 ed in particolare in materia di svolgimento delle assemblee di società, prevede, in deroga a quanto previsto dal codice civile, che l’assemblea ordinaria sia convocata entro centottanta giorni dalla chiusura dell’esercizio e che tale disposizione trovi applicazione alle assemblee convocate entro il 31 luglio 2020 ovvero entro la data, se successiva, fino alla quale resti in vigore lo stato di emergenza sul territorio nazionale relativo al rischio sanitario connesso all’insorgenza della epidemia da COVID-19.
La suddetta previsione, contenuta nel Decreto CuraItalia ha reso necessaria l’adeguamento dei termini per la trasmissione da parte dei confidi della relazione di monitoraggio relativa all’anno 2019, tenendo altresì conto delle difficoltà organizzative e logistiche connesse allo stato di emergenza sanitaria in corso.
In tal senso, in parziale deroga, la relazione di monitoraggio relativa all’anno 2019 dovrà essere trasmessa al Ministero entro 30 giorni dalla data di approvazione del bilancio di esercizio e comunque entro e non oltre il termine perentorio del 31 ottobre 2020.

Emergenza Covid-19: ci si può fermare in Chiesa durante gli spostamenti consentiti

In occasione di spostamenti determinati da “comprovate esigenze lavorative”, ovvero per “situazioni di necessità”, ci si può fermare nella Chiesa situata lungo il percorso (Ministero interno – circolare 27 marzo 2020, n. 3617).

Le misure disposte per il contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da Covid- 19 comportano la limitazione di diversi diritti costituzionali, primo fra tutti la libertà di movimento, e vanno a determinare importanti ricadute in una molteplicità di settori, dalla mobilità, al lavoro, alle attività produttive, interessando anche l’esercizio delle attività di culto.
Innanzitutto, appare opportuno sottolineare che, salvo eventuale autonoma diversa decisione dell’autorità ecclesiastica, non è prevista la chiusura delle chiese.
È evidente quindi che l’apertura delle chiese non può precludere alla preghiera dei fedeli, purché evidentemente con modalità tali da assicurare adeguate forme di prevenzione da eventuali contagi: l’accesso, conformemente alla normativa vigente, deve essere consentito solo ad un numero limitato di fedeli, garantendo le distanze minime tra loro ed evitando qualsiasi forma di assembramento o raggruppamento di persone.
Al riguardo, al fine di limitare gli spostamenti dalla propria abitazione ,è necessario che l’accesso alla chiesa avvenga solo in occasione di spostamenti determinati da “comprovate esigenze lavorative”, ovvero per “situazioni di necessità” e che la chiesa sia situata lungo il percorso, di modo che, in caso di controllo da parte delle Forze di polizia, possa esibirsi la prescritta autocertificazione o rendere dichiarazione in ordine alla sussistenza di tali specifici motivi.
Quanto alle celebrazioni liturgiche, le stesse non sono in sé vietate, ma possono continuare a svolgersi senza la partecipazione del popolo, proprio per evitare raggruppamenti che potrebbero diventare potenziali occasioni di contagio.
In tal senso, il numero dei partecipanti ai riti della Settimana Santa ed alle celebrazioni similari non potrà che essere limitato ai celebranti , al diacono, al lettore, all’organista, al cantore ed agli operatori per la trasmissione.
Anche in questa fattispecie, i ministri celebranti ed i partecipanti che intervengono in forma privata, avranno un giustificato motivo per recarsi dalla propria abitazione alla sede ove si svolge la celebrazione medesima e, ove coinvolti in controlli o verifiche da parte delle Forze di polizia, attraverso l’esibizione dell’autocertificazione o con dichiarazione rilasciata in questo senso agli organi accertatoli, non incorreranno nella contestazione e nelle relative sanzioni correlate al mancato rispetto delle disposizioni in materia di contenimento dell’ epidemia da Covid-19.
Sebbene il servizio liturgico non sia direttamente assimilabile ad un rapporto di impiego, e peraltro non comporti né un contratto né una retribuzione, ai fini delle causali da indicare nella autocertificazione, esso è da ritenersi ascrivibile a “comprovate esigenze lavorative”: la stessa autocertificazione dovrà inoltre contenere il giorno e l’ora della celebrazione, oltre che l’indirizzo della chiesa ove la medesima celebrazione si svolge.

Ok al decreto sulla riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente

La Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge di conversione in legge n. 2423, con modificazioni, del decreto-legge 5 febbraio 2020, n. 3, recante misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente.

Ai fini del trattamento integrativo dei redditi di lavoro dipendente e assimilati, è prevista, a decorrere dal 1° luglio 2020, l’abrogazione della disciplina sul c.d. “bonus 80 euro” e l’introduzione, nelle more di una revisione degli strumenti di sostegno al reddito, di una nuova misura denominata “trattamento integrativo dei redditi di lavoro dipendente e assimilati”.
In particolare, ai titolari di reddito di lavoro dipendente e assimilati che posseggono:
a) il “requisito della capienza”, in base al quale l’IRPEF calcolata sul reddito di lavoro dipendente deve essere superiore alla detrazione IRPEF spettante in relazione alla medesima tipologia di lavoro;
b) il “requisito reddituale”, in base al quale il reddito complessivo non può essere superiore a 28.000 euro annui, è riconosciuta una somma a titolo di trattamento integrativo, che non concorre alla formazione del reddito, di importo pari a 600 euro per l’anno 2020 e a 1.200 euro a decorrere dal 2021.
Il trattamento integrativo è rapportato al periodo di lavoro.
Il beneficio è riconosciuto in via automatica dal datore di lavoro ai beneficiari nella retribuzione periodica, salvo verifiche da effettuare in sede di conguaglio. Qualora in tale sede il trattamento si riveli non spettante, il datore di lavoro – in qualità di sostituto d’imposta:
– provvede al recupero del relativo importo, ricalcolando anche la misura della detrazione IRPEF;
– nel caso il cui l’importo da recuperare sia superiore a 60 euro, il recupero è effettuato in otto rate di pari importo a partire dalla retribuzione che sconta gli effetti del conguaglio.
Il sostituto d’imposta recupera le somme corrisposte ai lavoratori a titolo di trattamento integrativo mediante il meccanismo della compensazione dei crediti.

In via temporanea per il periodo 1° luglio 2020-31 dicembre 2020, è introdotta un’ulteriore detrazione IRPEF per redditi di lavoro dipendente in favore di contribuenti con reddito complessivo compreso tra 28.000 euro e 40.000 euro.
Si prevede una specifica formula per la determinazione dell’ammontare del beneficio, che assume un andamento decrescente al crescere del reddito complessivo. In particolare, la maggiore detrazione IRPEF è pari al valore massimo di 600 euro annui in caso di reddito complessivo pari a 28.000 euro e si riduce proporzionalmente fino ad annullarsi in corrispondenza di un reddito complessivo pari a 40.000 euro annui.
Il beneficio è riconosciuto dal datore di lavoro ai lavoratori dipendenti nella retribuzione periodica, salvo verifiche da effettuare in sede di conguaglio. Qualora in tale sede la detrazione si riveli non spettante, il datore di lavoro, in qualità di sostituto d’imposta, provvede al recupero del relativo importo. Nel caso in cui l’importo da recuperare sia superiore a 60 euro, il recupero è effettuato in otto rate di pari importo a partire dalla retribuzione che sconta gli effetti del conguaglio.
Il sostituto d’imposta recupera le somme corrisposte ai lavoratori a titolo di trattamento integrativo mediante il meccanismo della compensazione.

È abrogata, con decorrenza 1° luglio 2020, la disciplina del c.d. “bonus 80 euro”.

Il reddito complessivo da considerare ai fini del trattamento integrativo e dell’ulteriore detrazione IRPEF deve essere assunto al lordo delle quote esenti dei redditi agevolati per docenti e ricercatori e dei redditi agevolati previsti per i soggetti c.d. “impatriati”. Inoltre, il reddito complessivo è considerato al netto del reddito dell’abitazione principale e sue pertinenze.

Definizione agevolata incentivi conto energia: istituito codice tributo

Con la Risoluzione n. 16/E/2020, l’Agenzia delle Entrate ha istituito il codice tributo per il versamento tramite modello F24 ELIDE delle somme dovute per la definizione agevolata per il mantenimento degli incentivi conto energia in caso di cumulo con la detassazione per investimenti ambientali realizzati da piccole e medie imprese.

DEFINIZIONE AGEVOLATA

In caso di cumulo degli incentivi alla produzione di energia elettrica da impianti fotovoltaici con la detassazione per investimenti ambientali realizzati da piccole e medie imprese (di cui all’art. 6, co. da 13 a 19, della Legge 23 dicembre 2000, n. 388) è riconosciuta la possibilità di mantenere il diritto a beneficiare delle tariffe incentivanti riconosciute dal Gestore dei Servizi Energetici alla produzione di energia elettrica a condizione che sia pagata una somma determinata applicando alla variazione in diminuzione effettuata in dichiarazione relativa alla detassazione per investimenti ambientali l’aliquota d’imposta pro tempore vigente.
I soggetti che intendono avvalersi della definizione agevolata devono presentare apposita comunicazione all’Agenzia delle Entrate utilizzando il modello approvato con il Provvedimento n. 114266/2020, ed effettuare il pagamento delle somme dovute utilizzando il codice tributo istituito con la Risoluzione n. 16/E/2020.
La definizione si perfeziona con la presentazione della comunicazione e con il pagamento delle somme dovute, entrambi da effettuarsi entro il 30 giugno 2020.

LA COMUNICAZIONE

Il modello di comunicazione si compone del Frontespizio e dei quadri A e B nei quali riportare:
– i dati necessari a identificare il soggetto che intende mantenere il diritto a beneficiare delle tariffe incentivanti riconosciute dal Gestore dei Servizi Energetici alla produzione di energia elettrica;
– il conto energia interessato;
– la presenza di giudizi pendenti aventi ad oggetto il recupero delle agevolazioni non spettanti in virtù del divieto di cumulo e l’impegno a rinunciare agli stessi giudizi;
– la determinazione dell’importo dovuto;
– eventuali note.
La comunicazione, debitamente sottoscritta dal soggetto che ha esercitato l’opzione, va inviata unicamente all’indirizzo di posta elettronica certificata dell’Ufficio competente dell’Agenzia delle Entrate in base al domicilio fiscale. Non sono ammesse modalità di presentazione diverse, neppure mediante servizio postale e posta elettronica ordinaria o certificata. La comunicazione deve essere sottoscritta con firma digitale ovvero, se sottoscritta con firma autografa, deve essere accompagnata da copia di un documento di identità.
Nella comunicazione deve essere indicata l’eventuale pendenza di giudizi aventi a oggetto il recupero delle agevolazioni non spettanti in virtù del divieto di cumulo, con l’impegno a rinunciare agli stessi giudizi.

PAGAMENTO CON F24 ELIDE

Il pagamento delle somme dovute ai fini della definizione deve essere effettuato tramite modello di pagamento F24 ELIDE (F24 Versamenti con elementi identificativi), con esclusione della compensazione.
A tal fine deve essere utilizzato il codice tributo “8200”, da indicare nella sezione “ERARIO ED ALTRO”, compilando altresì il campo “tipo” con la lettera “R” e il campo “anno di riferimento” indicando l’anno in cui si effettua il pagamento, nel formato “AAAA”.
Non devono essere valorizzati i campi “elementi identificativi”, “codice ufficio” e “codice atto”.

SOSPENSIONE GIUDIZI E CONTROLLI

Nelle more del pagamento delle somme dovute, copia della comunicazione e della relativa ricevuta di avvenuta consegna deve essere presentata al giudice presso il quale pende giudizio, che ne dispone la sospensione. L’estinzione del giudizio è subordinata all’effettivo perfezionamento della definizione e alla produzione della documentazione attestante i pagamenti effettuati; in caso contrario, il processo prosegue su istanza di una delle parti.
Ai fini dei successivi controlli, la comunicazione deve essere conservata, a cura del richiedente, fino al riscontro del corretto perfezionamento della procedura di definizione da parte dell’Agenzia delle Entrate e comunque fino alla definitiva estinzione della controversia. Devono essere, altresì, conservati i documenti relativi ai versamenti effettuati, la documentazione attestante la variazione in diminuzione, riportata in dichiarazione, relativa alla detassazione per investimenti ambientali e i conteggi per la determinazione delle somme dovute.

FAQ del MEF: sospese anche le dichiarazioni di successione

Tra le FAQ pubblicate si afferma che la proroga del termine per la presentazione delle dichiarazioni di successione potrebbe rientrare nella sospensione degli adempimenti tributari in senso lato (MEF – FAQ sul Decreto CuraItalia)

Alla domanda “Il Decreto Cura Italia sospende anche i termini di legge previsti per la presentazione delle dichiarazioni di successione (un anno dalla morte)?

Il MEF risponde che “la proroga di questo termine non è espressamente menzionata. Tuttavia essa potrebbe rientrare nella sospensione degli adempimenti tributari in senso lato, tenuto conto che la dichiarazione è presentata all’Agenzia delle Entrate e che essa è in funzione del pagamento dei tributi. Qualora il termine di presentazione della dichiarazione di successione scada nel periodo di sospensione compreso tra l’8 marzo 2020 e il 31 maggio 2020 si applica la sospensione prevista dall’articolo 62 del Decreto Cura Italia e tale adempimento dovrà essere effettuato entro il 30 giugno 2020.”.

 

Soggetti abilitati alla difesa del contribuente nel processo tributario

O1 APR 2020 In arrivo le istruzioni sulla nuova disciplina per l’iscrizione dei soggetti abilitati alla difesa del contribuente innanzi alle Commissioni Tributarie all’elenco nazionale. A partire dal 1° aprile 2020, tali soggetti potranno presentare apposita domanda, nonché chiarimenti riguardanti i casi di incompatibilità, diniego, sospensione e revoca dell’iscrizione stessa. (MEF – circolare n. 2/DF del 31 Marzo 2020).

 

Nell’ambito della giurisdizione tributaria, il diritto del contribuente ad una difesa tecnica qualificata è garantita da professionisti abilitati allo svolgimento di tale attività defensionale innanzi alle Commissioni tributarie. Soltanto nelle controversie di valore pari o inferiore a €. 3.000,00 (al netto di interessi e di eventuali sanzioni irrogate), il contribuente può stare in giudizio senza l’assistenza tecnica di un professionista abilitato.
In particolare, l’assistenza tecnica in parola è affidata, agli Avvocati e ai Dottori commercialisti iscritti alla sezione A del relativo albo nonché ai Consulenti del lavoro, che sono abilitati alla difesa in tutte le controversie tributarie, a prescindere dalla materia del contenzioso attivato. Si tratta di soggetti in possesso di un titolo abilitativo generale che discende ex lege dall’iscrizione al relativo Albo; essi, pertanto, non necessitano di un’autorizzazione amministrativa.
Parimenti, sono abilitati alla difesa tecnica anche gli Ingegneri, gli Architetti, i Geometri, i Periti industriali, i Dottori agronomi e forestali, gli Agrotecnici, i Periti agrari, gli Spedizionieri doganali che risultino iscritti all’albo di pertinenza. Con riferimento alla loro abilitazione, si evidenzia come la stessa sia limitata ai contenziosi che vertono su specifiche materie. Il loro titolo abilitativo, per i suddetti contenziosi, discende dall’iscrizione al relativo Albo; anch’essi, pertanto, non necessitano di un’autorizzazione amministrativa.
In aggiunta ai professionisti sopra elencati, sono previste ulteriori abilitazioni all’assistenza tecnica per i soggetti che, in possesso di speciali requisiti di professionalità e lavorativi, risultano iscritti in appositi elenchi, in precedenza gestiti dal MEF e dagli uffici regionali dell’Agenzia delle entrate. La riforma del 2015 ha interessato proprio la gestione e la tenuta di tali elenchi.
Precisamente, la disciplina dell’assistenza tecnica innanzi alle Commissioni tributarie è stata riformata dal D.Lgs. n. 156/2015 che ha attuato un riordino dei soggetti deputati alla tenuta degli elenchi degli abilitati alla difesa innanzi alle CCTT, attribuendo al Dipartimento delle finanze del Ministero dell’economia e delle finanze la competenza in materia di tenuta degli elenchi. Con riguardo alla decorrenza del citato intervento normativo di riordino è stato stabilito il differimento della data di entrata in vigore delle suddette norme a quella stabilita dal decreto attuativo.
Il Mef con decreto del 5 agosto 2019, n. 106 ha emanato il Regolamento recante disposizioni in materia di abilitazione all’assistenza tecnica innanzi alle Commissioni tributarie (CCTT). In particolare, ha stabilito che le disposizioni ivi contenute entrano in vigore il 1°aprile 2020.
Pertanto, con il citato decreto sono state stabilite le modalità di tenuta delle cinque sezioni che compongono il nuovo Elenco unico nazionale dei soggetti autorizzati all’assistenza tecnica innanzi alle CCTT, operativo dal 1° aprile 2020.
In sostanza, con la riforma del 2015 e l’emanazione del Regolamento di cui al D.M. n. 106/2019, il legislatore ha inteso:
– attribuire ad un unico soggetto, rappresentato dalla Direzione della giustizia tributaria del Dipartimento delle finanze, la competenza relativa alla tenuta delle cinque sezioni dell’elenco unico;
– istituire un sistema uniforme di regole per l’iscrizione e la tenuta del suddetto elenco, basato sui principi fondamentali mutuati dal codice deontologico forense;
– ampliare il novero dei soggetti che possono esercitare l’assistenza tecnica innanzi alle CCTT, includendovi i dipendenti dei centri di assistenza fiscale e delle relative società di servizi, nonché gli ex dipendenti degli enti impositori;
– porre delle condizioni più stringenti per l’iscrizione a talune sezioni, che riguardano il possesso di particolari titoli di studio e/o professionali;
– garantire adeguata pubblicità al nuovo Elenco unico mediante la pubblicazione sul sito internet istituzionale del Ministero dell’economia e delle finanze.

 

Emergenza Covid-19: attestazioni camerali delle imprese di sussistenza cause forza maggiore

Le imprese possono richiedere alle Camere di Commercio il rilascio delle dichiarazioni, in lingua inglese, che attestano la condizione di forza maggiore derivante dall’attuale fase di emergenza sanitaria per il Covid-19 (Ministero Sviluppo Economico – circolare 25 marzo 2020).

Su richiesta dell’impresa, quale documento a supporto del commercio internazionale, le Camere di commercio, nell’ambito dei poteri loro riconosciuti dalla legge, possono rilasciare dichiarazioni in lingua inglese sullo stato di emergenza in Italia conseguente all’emergenza epidemiologica da COVID-19 e sulle restrizioni imposte dalla legge per il contenimento dell’epidemia.

Con le predette dichiarazioni le Camere di commercio potranno attestare di aver ricevuto, dall’impresa richiedente il medesimo documento, una dichiarazione in cui, facendo riferimento alle restrizioni disposte dalle Autorità di governo e allo stato di emergenza in atto, l’impresa medesima afferma di non aver potuto assolvere nei tempi agli obblighi contrattuali precedentemente assunti per motivi imprevedibili e indipendenti dalla volontà e capacità aziendale.