CCNL Vetro e Lampade: istruzioni operative per il versamento al Fondo Fasie

Trasmessa dal Fondo Fasie, la prassi da seguire per una corretta comunicazione con il Fondo Sanitario per le aziende che applicano il CCNL Vetro e Lampade

Le tariffe annue per il 2020 sono riassunte nella seguente tabella:

QUOTA AZIENDA € 156,00

QUOTA LAVORATORE

Quota annua

Quota mensile

VETRO E LAMPADE € 36,00

€ 228,00 lavorarore con 1

familiare

€ 324,00 lavorarore con 2

o più familiari

€ 3,00

€ 19,00

€ 27,00

OPZIONE STANDARD € 189,00 € 15,75
OPZIONE STANDARD

con iscrizione del/dei familiari

€ 198,00 per ogni familiare

€ 384,00 per ogni convivente

€ 16,50 per ogni familiare

€ 32,00 per ogni convivente

OPZIONE EXTRA € 339,00 € 28,25
OPZIONE EXTRA

 con iscrizione del/dei familiari

€ 198,00 per ogni familiare

€ 384,00 per ogni convivente

€ 16,50 per ogni familiare

€ 32,00 per ogni convivente

OPZIONE PLUS € 867,00 € 72,25

Il contributo a carico dell’Azienda, pari a 156,00 € per singolo dipendente iscritto al Fondo,sarà versato un’unoca soluzione entro il mese di gennaio 2020.

Il contributo a carico del dipendente, sia per la propria quota che per la quota di eventuali familiari e / o conviventi iscritti al Fondo come paganti, dovrà essere versato al Fondo su base mensile entro il giorno 16 del mese successivo di competenza.
Il Conto corrente a cui effettuare i versamenti è il seguente:
IBAN: IT87D0832703211000000005743
Intestato a:
FASIE – Fondo assistenza sanitaria integrativa BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA

Il compimento di atti gestione societaria non esclude la subordinazione dell’accomandante di SAS

In tema di società di persone, nello specifico una SAS, il compimento di atti di gestione o la partecipazione alle scelte societarie da parte del socio accomandante, non escludono in senso assoluto la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, laddove si fornisca prova che l’attività lavorativa è prestata sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia (Corte di Cassazione, sentenza 22 gennaio 2020, n. 1396)

Una Corte di appello territoriale, confermando la sentenza del Giudice di prime cure, aveva rigettato la domanda proposta da un socio accomandante di una SAS per l’accertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro intercorso con la società, titolare di una farmacia, nella quale il ricorrente aveva svolto funzioni di direttore.
In base ai riscontri effettuati dal primo giudice, la società convenuta era proprietaria di tre farmacie e il ricorrente aveva acquisito una quota sociale ed assunto la carica di direttore responsabile; in concomitanza con tale ruolo, la società gli aveva rilasciato una procura speciale per la gestione amministrativa della farmacia. Orbene, a fronte di tale ruolo di primaria importanza, il ricorrente non aveva provato la sussistenza di una etero-direzione, intesa come assoggettamento al potere direttivo e disciplinare del datore di lavoro. Viceversa, dalla documentazione era emerso che la farmacia era gestita in assoluta autonomia ed erano carenti i requisiti presuntivi della sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato.
In appello, poi, il lavoratore aveva fatto leva sulla carente disamina del rapporto sociale con i soci accomandatari, che dovevano essere considerati datori di lavoro, oltre che amministratori. La Corte di merito, però, aveva rigettato la censura, argomentando che nelle società di persone un rapporto di natura subordinata è ravvisabile sempre che le prestazioni del socio non integrino un conferimento previsto al contratto sociale e che l’attività lavorativa sia prestata sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia. Nel caso in esame, invece, la prestazione del ricorrente “integrava un conferimento previsto dal contratto sociale”, poiché, ai sensi della normativa di riordino del settore farmaceutico (L. n. 362/1991), nell’ipotesi in cui una società di persone abbia come oggetto esclusivo la gestione di farmacie, i soci sono farmacisti iscritti all’Albo e la direzione della farmacia gestita dalla società deve essere affidata ad uno dei soci che ne è responsabile (art. 7).
Ricorre così in Cassazione il lavoratore, che contesta l’argomentazione della sentenza secondo cui l’apporto era qualificabile come conferimento del socio d’opera, desumendo tale qualità dalla assunzione della direzione della farmacia.
Per la Suprema Corte, il ricorso presenta profili di inammissibilità, il cui rilievo ha carattere pregiudiziale.
In punto di diritto, invece, la sentenza ha correttamente richiamato l’orientamento interpretativo di legittimità secondo cui, con riguardo alle società di persone, è configurabile un rapporto di lavoro subordinato tra la società e uno dei soci sempreché la prestazione del socio non integri un conferimento previsto dal contratto sociale e l’attività lavorativa sia prestata sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia. Il compimento di atti di gestione o la partecipazione alle scelte più o meno importanti per la vita della società non sono, in linea di principio, incompatibili con la suddetta configurabilità, sicché, anche quando essi ricorrano, è comunque necessario verificare la sussistenza delle suddette due condizioni (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza n. 23129/2010).
Il ricorso, di contro, evoca la tesi dottrinale secondo cui un socio accomandante non può essere socio d’opera, perché l’art. 2322 c.c. presuppone la fungibilità del conferimento, il che non è ammissibile per la prestazione d’opera. Muovendo da tale assunto, la prestazione fornita, non potendo costituire un conferimento d’opera, inammissibile in capo al socio accomandante, dovrebbe necessariamente configurare una prestazione di lavoro subordinato, avendo i soci accomandatari il potere direttivo della società di persone.
Orbene, la sentenza, nel richiamare l’orientamento in tema di società di persone, ne ha valorizzato anche il passaggio secondo cui, pur in presenza di atti di gestione o di partecipazione alle scelte societarie, non incompatibili in senso assoluto con la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, è comunque necessario verificare che l’attività lavorativa sia prestata sotto il controllo gerarchico di un altro socio munito di poteri di supremazia. Ma il ricorrente, secondo la valutazione compiuta dalla Corte di merito, sottratta al sindacato del giudice di legittimità, non ha fornito elementi probatori circa la condizione di assoggettamento al potere direttivo-disciplinare del datore di lavoro ed anzi era emerso che la farmacia era gestita in assoluta autonomia dal ricorrente.

Accesso ai servizi online Inps con la Carta di Identità Elettronica

Al fine di ampliare e semplificare sempre più le modalità di accesso ai servizi online dell’INPS, l’Inps informa che, oltre che con il PIN, le credenziali SPID e la CNS, è possibile accedere a tutti i servizi online anche con la nuova Carta di Identità Elettronica 3.0 (CIE) quale strumento per attestare la propria identità (Messaggio Inps n. 227/2020).

La Carta di identità elettronica è l’evoluzione del documento di identità in versione cartacea. Contrassegnata da un numero serialestampato sul fronte in alto a destra, la Carta ha le dimensioni di una carta di credito ed è caratterizzata da: un supporto in policarbonato personalizzato mediante la tecnica del laser engraving con la foto e i dati del cittadino e corredato da elementi di sicurezza e da un microprocessore a radio frequenza.
La Carta di identità elettronica è principalmente un documento di identificazione che consente di comprovare in modo certo l’identità del titolare, tanto sul territorio nazionale quanto all’estero, ad esclusione della verifica delle impronte per la lettura delle quali è necessario il rilascio dell’autorizzazione da parte del Ministero dell’Interno.

L’accesso ai servizi online dell’INPS con la Carta di Identità Elettronica è consentito – dal 22 gennaio 2020 – attraverso l’Identity Provider del Ministero dell’Interno, cliccando sul link “CIE” nella maschera di accesso ai servizi online.
Le modalità di utilizzo previste sono due:
– l’utente può utilizzare la propria CIE da una postazione desktop dotata di un lettore NFC (tipicamente collegato tramite interfaccia USB) e installando il “Software CIE” scaricabile dal sito: https://www.cartaidentita.interno.gov.it;
– oppure l’utente può utilizzare uno smartphone Android dotato di interfaccia NFC, installando l’App denominata “Cie ID” dallo store Android.

Con la Carta di Identità Elettronica, così come per SPID e per la CNS, l’utente potrà accedere a tutti i servizi online INPS.
Al fine di garantire pieno accesso a tutti i canali di servizio, come già avviene per le credenziali SPID e CNS, anche con la CIE è possibile generare il “PIN telefonico” per accedere ai servizi personali INPS tramite Contact Center (vd. messaggio Hermes n. 1081 del 15/03/2019).

Vantaggi della piattaforma BeProf negli Studi Professionali

Disponibili servizi aggiuntivi in favore dei Professionisti che si registrano alla nuova piattaforma digitale BeProf.

In favore dei Professionisti che si registrano alla nuova piattaforma digitale BeProf, oltre a tutti i servizi, agli strumenti e alle opportunità di crescita, aggiornamento e interscambio di informazioni, per agevolare l’attività degli Studi Professionali, sono disponibili:
– le coperture volontarie principali Base e Premium,
– l’upgrade alla Premium,
– le coperture integrative per incrementare il massimale della copertura infortuni previsto dalla copertura principale,
– combinazioni di coperture per soddisfare le esigenze di ciascuno e per realizzare in un click un sistema di welfare di studio.
I titolari del Piano possono usufruire delle prestazioni previste, in base alla copertura attiva, in strutture convenzionate di eccellenza presenti su tutto il territorio nazionale, a costi contenuti e limitati tempi di attesa:
– visite specialistiche con massimale fino a 1.000 euro all’anno;
– check up annuale Base o Premium;
– accertamenti diagnostici e terapie fino a 7.000 euro all’anno;
– diaria per inabilità temporanea a seguito di malattia o di infortuni pari a 50 euro al giorno fino a 10 giorni all’anno;
– pacchetto maternità per le spese sostenute in gravidanza sia presso strutture convenzionate sia non convenzionate sia presso il SSN, fino a 1.000 euro all’anno per evento, senza scoperti e senza franchigie;
– trattamenti fisioterapici riabilitativi a seguito di infortunio fino a 400 euro all’anno;
– accertamenti diagnostici ulteriori post prevenzione con massimale fino a 500 euro all’anno (riservati ai titolari di piano Premium)
– copertura infortuni fino a 50.000 euro
– copertura per lo studio: 180 euro per evento;
– monitor salute, per il monitoraggio a distanza di malattie croniche e ulteriore massimale di 300 euro all’anno per visite ed esami inerenti la patologia cronica;
– servizi di consulenza medica ed assistenza anche in caso di emergenze allo studio, tutti i giorni dell’anno h24.
Il contributo previsto per acquistare le coperture è annuale e consente di attivare la copertura desiderata per 12 mesi, rinnovabile annualmente:
– Copertura Base: 48 euro;
– Copertura Premium: 72 euro;
– Upgrade alla copertura Premium, per i titolari di copertura automatica Base: 24 euro;
– Integrazione copertura infortuni: 156 o 311 euro per integrare di 250.000 o 500.000 euro il massimale previsto dal Piano;
– Infortuni & Welfare Avvocati, dedicata in particolare ai giovani Avvocati per ottenere una copertura Base oltre ad un massimale per la copertura infortuni di 130.000 euro: 70 euro.
Acquistando le coperture da BeProf le stesse si attivano dal 1° giorno del 2° mese successivo all’acquisto.

CCNL Gas Acqua: istruzioni operative per il versamento al Fondo Fasie

Fornite, dal Fondo Fasie, le indicazioni operative alle aziende che applicano il CCNL Gas – Acqua

 circa le tariffe valide per il 2020

Le tariffe annue per il 2020 sono riassunte nella seguente tabella:

QUOTA AZIENDA € 130,00

QUOTA LAVORATORE

Quota annua

Quota mensile

OPZIONE BASE € 139,00 € 11,58 (€ 11,62 a dicembre)
OPZIONE STANDARD € 227,00 € 18,91 (€ 18,99 a dicembre)
OPZIONE STANDARD

con iscrizione del/dei familiari

€ 198,00 per ogni familiare

€ 384,00 per ogni convivente

€ 16,50 per ogni familiare

€ 32,00 per ogni convivente

OPZIONE EXTRA € 377,00 € 31,41 (€ 31,49 a dicembre)
OPZIONE EXTRA

 con iscrizione del/dei familiari

€ 198,00 per ogni familiare

€ 384,00 per ogni convivente

€ 16,50 per ogni familiare

€ 32,00 per ogni convivente

OPZIONE PLUS € 928,00 € 77,33 (€ 77,37 a dicembre)

Il contributo a carico dell’Azienda, pari a 130,00 € per singolo dipendente iscritto al Fondo,sarà versato in rate mensili di 10 Euro (e nei mesi di giugno e dicemnre una contribuzione aggiuntiva di 5 Euro).
Il contributo a carico dell’azienda può essere versato anche in un’unoca soluzione ad inizio anno (previa comunicazione a Fasie).
Il contributo a carico del dipendente, sia per la propria quota che per la quota di eventuali familiari e / o conviventi iscritti al Fondo come paganti, dovrà essere versato al Fondo su base mensile entro il giorno 16 del mese successivo di competenza.
Il Conto corrente a cui effettuare i versamenti è il seguente:
IBAN: IT87D0832703211000000005743
Intestato a:
FASIE – Fondo assistenza sanitaria integrativa BANCA DI CREDITO COOPERATIVO DI ROMA

CCNL UNEBA: Proseguono gli incontri tra le parti

Proseguono gli incontri tra le parti firmatarie della pre-intesa Uneba del 10/12/2019 ai fini dell’approvazione del rinnovo contrattuale

Come è noto, il giorno 10/12/2019, tra l’UNEBA e la FP-CGIL, la CISL-FP, la UIL-FPL, la FISASCAT-CISL, la UIL-TUCS, si è sottoscritta la pre-intesa sull’ipotesi di rinnovo del CCNL UNEBA per il triennio 2017/2019, da sottoporre alla consultazione delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso le assemblee da svolgersi all’interno dei luoghi di lavoro.
Le parti, successivamente, hanno fermato le consultazioni e si sono incontrate per la riscrittura dell’articolato contrattuale, in quanto risultava privo di alcune parti concordate in sede di trattativa e non inserite nell’elenco condiviso.
Pertanto, a seguito di incontri che si sono avuti nel mese di gennaio 2020, le parti hanno riscritto il testo dell’ipotesi di rinnovo e hanno predisposto l’avvio delle consultazioni che si svolgeranno entro e non oltre il 12 febbraio 2020. Solo successivamente a tale data si potrà avere lo scioglimento della riserva e la sottoscrizione definitiva dell’accordo di rinnovo.

Le nuove retribuzioni del CCNL per i gestori aeroportuali

Elaborate le nuove retribuzioni a seguito del rinnovo della Sezione Specifica Gestori Aeroportuali del CCNL del Trasporto Aereo.

Gli stipendi minimi mensili sono fissati nelle misure di cui alla seguente tabella.

Livello

Parametri

Minimi attuali

Dall’1/1/2020

Dall’1/7/2021

Dall’1/7/2022

Delta su minimi attuali

1S 270 1.668,28 1.729,65 1.792,02 1.852,38 184,09
1 245 1.513,82 1.569,50 1.625,18 1.680,87 167,05
2A 224 1.384,06 1.434,97 1.485,88 1.536,79 152,73
2B 210 1.297,56 1.345,29 1.393,02 1.440,75 143,19
3 195 1.204,88 1.249,20 1.293,52 1.337,84 132,96
4 176 1.087,47 1.127,47 1.167,47 1.207,47 120,00
5 166 1.025,69 1.063,42 1.101,15 1.138,88 113,19
6 156 963,90 999,36 1.034,82 1.070,28 106,38
7 140 865,04 896,86 928,68 960,49 95,45
8 126 778,54 807,18 835,82 864,46 85,92
9 100 617,89 640,62 663,34 686,07 68,18

 

Una tantum
Inoltre, le Aziende si impegnano ad erogare a tutti i lavoratori con contratto a tempo indeterminato in forza alla data del 17/1/2020 e che abbia prestato attività lavorativa durante il periodo 1/1/2017 – 31/12/2019 un importo economico forfettario una tantum pari a € 1.200 lordi per il pregresso nel mese di febbraio 2020. Per il personale a tempo parziale tutti gli importi di cui sopra saranno riproporzionati in relazione alla durata della prestazione.

Elemento di Garanzia Retributiva (EGR)
Nelle aziende prive di qualsiasi contrattazione di secondo livello e che non versino in situazioni di difficoltà economico-produttiva, nelle quali non siano stati definiti accordi aziendali relativi al PDR ed i cui dipendenti non percepiscano nessun altro trattamento economico/normativo individuale o collettivo, in aggiunta a quanto spettante per il CCNL si darà luogo, all’erogazione di un importo a titolo di EGR pari ad euro 120,00. Detto importo sarà erogato nel secondo semestre di ciascun anno e non avrà riflesso alcuno sugli altri istituti contrattuali o di legge diretti o indiretti.

Anche l’ANCE sottoscrive l’accordo sul Fondo Sanedil per l’edilizia

La CNCE informa che anche l’ANCE aderisce all’accordo del 19/11/2019 sugli adempimenti al Fondo Sanitario “Sanedil

L’accordo sugli adempimenti al Fondo Sanedil del 19 novembre 2019, inizialmente era stato firmato da Aci Pl, Anaepa Confartigianato, Cna Costruzioni, Fiae Casartigiani, Claai, Confapi Aniem e dalle OO.SS. Feneal-Uil, Filca-Cisl, Fillea-Cgil.
La CNCE con comunicato del 20/1/2020, informa che anche l’ANCE ha aderito e che pertanto può partire la successiva fase di avvio del Fondo Sanitario.

Mobilità: senza infungibilità, la scelta interessa i lavoratori dell’impresa nel suo complesso

La delimitazione della platea dei lavoratori destinatari del provvedimento di messa in mobilità è condizionata agli elementi acquisiti in sede di esame congiunto nel senso che, ove non emerga il carattere infungibile dei lavoratori collocati in CIGS o comunque in difetto di situazioni particolari evidenziate sempre in sede di esame congiunto, la scelta deve interessare i lavoratori addetti all’intero complesso (Cassazione, Sentenza n. 981/2020).

La Corte d’appello di Milano, in riforma della sentenza di primo grado, ha dichiarato illegittimo il licenziamento collettivo intimato alla lavoratrice inquadrata nel IV livello del CCNL Terziario con profilo professionale di addetta alla gestione documentale, ed ha ordinato la reintegrazione nel posto di lavoro ai sensi dell’art. 18, comma 4 della legge n. 300 del 1970. Secondo la Corte territoriale, il licenziamento intimato ex lege n. 223 del 1991 alla dipendente – limitato alla sola sede aziendale di Milano – risultava affetto non solo da violazione procedurale consistente nella rappresentazione di un generale stato di crisi economica concernente tutte le unità produttive poste sul territorio, ma anche dalla violazione dei criteri di scelta dei lavoratori, consistente nella illegittima limitazione della scelta del personale in esubero alla sede milanese, senza comparazione con i lavoratori di tutta l’azienda che presentavano profili professionali in concreto equivalenti e, dunque, fungibili. Per la cassazione della decisione la società datrice di lavoro ha proposto ricorso articolato su due motivi.
La parte ricorrente, in particolare, ha richiamato la sentenza n. 19051 del 2005, secondo cui “La procedura per la dichiarazione di mobilità di cui all’art. 4 della legge n. 223 del 1991, necessariamente propedeutica all’adozione dei licenziamenti collettivi, è intesa a consentire una seria verifica dell’effettiva necessità di porre fine ad una serie di rapporti di lavoro in situazioni di sofferenza dell’impresa, e, proprio in vista di tale risultato, il comma terzo del citato art. 4 individua con estrema ampiezza i contenuti della comunicazione che il datore di lavoro è tenuto a fornire alle organizzazioni sindacali, emergendo, in particolare, che l’ambito della verifica che congiuntamente dovranno operare il datore di lavoro e le organizzazioni sindacali abbraccia l’impresa nel suo complesso e può estendersi anche a posizioni lavorative che, al momento, non risultano comprese nel trattamento di integrazione salariale, con la conseguenza che la prospettiva di mobilità, rimettendo in discussione gli equilibri complessivi dell’azienda, chiama necessariamente in discussione tutte le posizioni lavorative, senza che sia configurabile, quindi, una necessaria coincidenza tra collocandi in mobilità e lavoratori sospesi in cassa integrazione guadagni straordinaria, coincidenza che neppure è imposta dall’art. 1, terzo comma, del decreto – legge n. 478 del 1993, (conv. in legge 26 gennaio 1994, n. 56)”.
La pronuncia richiamata, però, non supporta la soluzione interpretativa propugnata dal ricorrente, in quanto ribadisce il principio secondo cui l’ambito della verifica da effettuare per disporre il collocamento in mobilità ex art. 4 della legge n. 223 del 1991 abbraccia l’impresa nel suo complesso e può estendersi anche a posizioni lavorative non comprese nel trattamento di integrazione salariale (Cass. n. 15993 del 2001; Cass. n. 11569 del 1997, Cass. n. 9743 del 2001; Cass. n. 11455 del 2004).
E’ pur vero, come sottolinea il ricorrente, che ove l’esigenza di collocamento in mobilità nasca nell’ambito dell’esecuzione del programma di ristrutturazione elaborato in sede di cassa integrazione guadagni straordinaria, la scelta dei lavoratori da licenziare deve essere in qualche modo collegata alle esigenze produttive derivanti dall’esecuzione del programma. Invero, questa Corte ha precisato che il principio del nesso di causalità che deve intercorrere tra scelta organizzativa e le posizioni dei lavoratori licenziabili vale, a maggior ragione, per la fattispecie del licenziamento collettivo susseguente a cassa integrazione, ponendosi in linea con quanto disposto dall’art. 4, comma 1, legge n. 223 del 1991, secondo cui l’impresa ha facoltà di avviare la procedura di mobilità qualora, nel corso di attuazione del programma di cassa integrazione, “ritenga di non essere in grado di garantire il reimpiego a tutti i lavoratori sospesi”.
Anche nel caso in cui si avvii la procedura di mobilità a seguito di verifica della impossibilità di collocare i lavoratori sospesi in cassa integrazione guadagni straordinaria, va applicato il principio, ormai consolidato, secondo cui la comparazione dei lavoratori – al fine di individuare quelli da avviare alla mobilità – non deve necessariamente interessare l’intero complesso aziendale, ma può avvenire nell’ambito della singola unità produttiva, purché, peraltro, la predeterminazione del limitato campo di selezione sia giustificata dalle esigenze tecnico-produttive ed organizzative che hanno dato luogo alla riduzione del personale; deve escludersi la sussistenza di dette esigenze ove i lavoratori da licenziare siano idonei – per acquisite esperienze e per pregresso e frequente svolgimento della propria attività in altri reparti dell’azienda con positivi risultati – ad occupare le posizioni lavorative di colleghi addetti ad altri reparti o sedi (cfr., in particolare, Cass. n. 13783 del 2006).
Dunque, come anche recentemente ribadito da questa Corte (cfr. Cass. n. 14800 del 2019), la delimitazione della platea dei lavoratori destinatari dal provvedimento di messa in mobilità è condizionata agli elementi acquisiti in sede di esame congiunto nel senso cioè che, ove non emerga il carattere infungibile dei lavoratori collocati in CIGS o comunque in difetto di situazioni particolari evidenziate sempre in sede di esame congiunto, la scelta deve interessare i lavoratori addetti all’intero complesso.
Nel caso di specie, la Corte territoriale ha ritenuto che le mansioni di addetta alla gestione documentale erano fungibili con le medesime mansioni svolte dai lavoratori appartenenti alle altre sedi geografiche, rendendo, dunque, palese l’assenza di quelle peculiarità che – secondo l’orientamento giurisprudenziale evidenziato – consente la delimitazione della platea dei lavoratori da licenziare nella singola unità produttiva individuata dal datore di lavoro. Pertanto, il ri
corso va rigettato.

Strumenti welfare per le aziende artigiane venete del trasporto

Le aziende artigiane venete della logistica, trasporto merci e spedizione mettono a disposizione dei propri lavoratori strumenti di welfare del valore di € 196 per l’anno 2020.

In aggiunta agli strumenti di welfare collettivo erogati dalla bilateralità artigiana veneta, l’azienda metterà a disposizione dei propri lavoratori strumenti di welfare del valore di € 196 (pari a € 16,33 mensili per 12 mensilità) per l’anno 2020 entro il mese di novembre.
Hanno diritto a tali strumenti i lavoratori in forza all’1/1/2020 una volta superato il periodo di prova. Oltre agli assunti a tempo indeterminato (ivi compresi gli apprendisti) il diritto al welfare matura anche per i lavoratori assunti con contratto a tempo determinato.
In caso di cessazione del rapporto di lavoro durante l’anno il valore sopra definito (€ 196) sarà erogato in proporzione alla durata del rapporto di lavoro.
Le quote non sono proporzionabili per i lavoratori part time.
Sono esclusi comunque i lavoratori in aspettativa non retribuita né indennizzata nel corso del 2020.
Gli importi di cui sopra sono comprensivi altresì di ogni loro incidenza sugli istituti di retribuzione indiretta e non costituiscono base di computo del trattamento di fine rapporto in ordine al quale le parti ne escludono espressamente l’incidenza ai sensi dell’art. 2120 c.c.. L’erogazione è da effettuarsi esclusivamente in costanza di rapporto di lavoro.
Nel confronto con i lavoratori vanno privilegiati i beni e servizi con finalità di previdenza complementare, educazione, istruzione ed assistenza sociale e sanitaria o di culto.