Esibizioni all’estero di artisti stranieri: compensi senza ritenuta

Con Risposta a interpello n. 354 del 15 settembre 2020, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito che sui compensi per le prestazioni artistiche eseguite all’estero da artisti stranieri, il sostituto d’imposta può non operare la ritenuta d’acconto, a condizione che l’artista presenti apposita domanda corredata della certificazione di residenza fiscale all’estero rilasciata dalla competente autorità fiscale estera e dalla documentazione comprovante l’effettivo esercizio dell’attività lavorativa all’estero.

In tema di applicazione delle ritenute alla fonte sui compensi corrisposti, da parte di un ente italiano sostituto d’imposta, ad artisti stranieri scritturati per esibizioni all’estero, occorre tener conto sia della normativa italiana, sia delle norme convenzionali previste dal Modello OCSE di Convenzione per eliminare le doppie imposizioni.


NORMATIVA ITALIANA


Per i soggetti non residenti, il TUIR stabilisce che l’IRPEF si applica soltanto sui redditi prodotti nel territorio dello Stato.
Con riferimento ai redditi di lavoro autonomo, quali sono quelli degli artisti, si considerano prodotti nel territorio dello Stato quelli derivanti da attività esercitate nel territorio dello Stato. Tali compensi, se corrisposti a soggetti non residenti da parte di sostituti d’imposta, sono soggetti a una ritenuta a titolo d’imposta nella misura del 30 per cento. Ne sono esclusi i compensi per prestazioni di lavoro autonomo effettuate all’estero e quelli corrisposti a stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti.
In altri termini, in base alla normativa italiana, sono imponibili in Italia i soli compensi corrisposti ai lavoratori autonomi non residenti, per l’attività professionale esercitata in Italia; ciò in quanto, il criterio di collegamento ai fini dell’attrazione dei predetti compensi nella potestà impositiva dello Stato è costituito dal luogo ove è svolta la prestazione di lavoro autonomo.
Nel caso di lavoratori non residenti, tuttavia, il trattamento fiscale dei compensi risulta influenzato dalle disposizioni delle Convenzioni contro le doppie imposizioni.


NORME CONVENZIONALI MODELLO OCSE CONTRO LE DOPPIE IMPOISIZONI


Il Modello OCSE di Convenzione per eliminare le doppie imposizioni (nel caso di specie quelle siglate dall’Italia con Austria, Germania e Svizzera in riferimento alla residenza degli artisti scritturati), stabilisce che “i redditi che un residente di uno Stato contraente ritrae dalle sue prestazioni personali esercitate nell’altro Stato contraente in qualità di artista dello spettacolo, quale un artista di teatro, del cinema, della radio o della televisione, o in qualità di musicista, nonché di sportivo, sono imponibili in detto altro Stato”.
Anche ai fini convenzionali, dunque, per i soggetti non residenti, il criterio di collegamento ai fini dell’attrazione dei redditi di artisti e sportivi nella potestà impositiva di uno Stato è costituito dal luogo in cui è svolta la prestazione personale dell’artista o dello sportivo.
Le Convenzioni, non prevedono, tra l’altro, una tassazione esclusiva dello Stato in cui è effettuata la prestazione (Stato della fonte), ma una tassazione concorrente tra Stato della fonte e Stato di residenza dell’artista.
Secondo la disposizione convenzionale, l’elemento che radica il reddito in esame al territorio dello Stato è il luogo di svolgimento delle specifiche prestazioni personali dell’artista e non il complesso dell’attività artistica ovunque svolta dal non residente.
In altri termini, per i redditi imputabili a esibizioni svolte al di fuori del territorio italiano non sussiste il potere impositivo dello Stato, né sono applicabili le regole di diritto interno a fronte di specifiche disposizioni convenzionali. Pertanto, in presenza di un contratto che regoli unitariamente il rapporto di lavoro tra un soggetto residente e un’artista non residente, è possibile ripartire il compenso contrattuale in relazione al rapporto tra le esibizioni svolte in Italia e quelle svolte all’estero.

PARERE DEL FISCO


Nel caso esaminato dall’Agenzia delle Entrate, gli artisti sono sostanzialmente scritturati per svolgere delle prestazioni personali all’estero, ma nel contempo sono anche obbligati all’esecuzione di prove in Italia, per le quali nulla è previsto in termini di eventuali ulteriori compensi o rimborsi spese.
Al riguardo, l’Agenzia osserva che, in via generale, l’attività lavorativa degli artisti non si esplica soltanto nella partecipazione a recital e altre manifestazioni, ma richiede anche l’espletamento di una preparazione artistica (le cosiddette prove) e la funzionalità di tale preparazione rispetto alla vera e propria prestazione artistica implica che anch’essa costituisce espletamento della prestazione artistica contrattualmente pattuita.
Conseguentemente, la permanenza nel territorio dello Stato al fine di effettuare la preparazione artistica funzionale alla prestazione da eseguire costituisce per gli artisti un aspetto strutturale della prestazione connesso alla causa tipica del contratto. In tal senso, depone anche la circostanza che per le suddette prove non sia previsto alcun compenso. Le stesse non possono, quindi, considerarsi autonome rispetto alla prestazione artistica oggetto del contratto.
Del resto, una diversa soluzione, diretta ad assoggettare a tassazione le prove svolte dagli artisti sulla base dei giorni di effettiva presenza in Italia rispetto ai giorni complessivamente contrattualizzati, in presenza di un unico compenso, non consentirebbe di tener conto della diversa importanza delle prove rispetto all’esibizione finale, verso la quale le prime, come detto, svolgono una funzione meramente preparatoria.
In considerazione delle disposizioni contrattuali sopra descritte, secondo l’Agenzia delle Entrate, le prestazioni artistiche in esame possono considerarsi eseguite interamente all’estero.
Di conseguenza, sulla base delle norme contenute nel modello di Convenzione OCSE contro le doppie imposizioni, il sostituto d’imposta, previa presentazione, da parte dell’artista, di apposita domanda corredata della certificazione di residenza fiscale all’estero rilasciata dalla competente autorità fiscale estera e dalla documentazione comprovante l’effettivo esercizio dell’attività lavorativa all’estero, può non operare la ritenuta a titolo d’imposta ai fini IRPEF sul compenso per le prestazioni artistiche eseguite all’estero.