Codici sanzioni per decadenza da rateazione

Con le disposizioni in materia di “Concentrazione della riscossione nell’accertamento” è stato introdotto il principio di esecutività degli avvisi di accertamento ai fini delle imposte sui redditi, dell’IRAP e dell’IVA, nonché dei connessi provvedimenti di irrogazione delle sanzioni, attraverso la previsione dell’intimazione di pagamento contenuta nei medesimi atti.

La norma, introdotta con lo scopo di semplificare e velocizzare le procedure di riscossione, stabilisce che l’intimazione ad adempiere al pagamento (che conferisce esecutività agli atti) è altresì contenuta negli atti successivi, da notificare al contribuente, in tutti i casi in cui siano rideterminati gli importi dovuti in base ai predetti avvisi di accertamento ed ai connessi provvedimenti di irrogazione delle sanzioni.
Si tratta, in particolare, delle ipotesi di accertamento con adesione, di conciliazione giudiziale o del pagamento in pendenza del processo, per i quali è prevista la rideterminazione delle somme originariamente accertate e la specifica notifica degli atti conseguenti.
In questi casi è possibile frazionare il pagamento delle somme dovute, ma è altresì previsto che in caso di mancato pagamento anche di una sola delle rate diverse dalla prima entro il termine di pagamento della rata successiva è applicata la sanzione prevista dall’articolo 13 del decreto legislativo n. 471/1997 (30 per cento dell’imposta), in misura doppia sul residuo importo dovuto a titolo di tributo.
Per consentire il versamento, tramite modello F24, della predetta sanzione, irrogata per decadenza dalla rateazione, l’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 57/E del 16 settembre 2013, ha istituito i seguenti codici tributo:

Codice tributo Denominazione Anno di riferimento
9475 Sanzione per decadenza da rateazione relativa ai tributi erariali – art. 29, c.1, lett.a)-dl n. 78/2010 Non compilare AAAA
9476 Sanzione per decadenza da rateazione relativa all’addizionale comunale all’IRPEF – art. 29, c.1, lett.a)-dl n. 78/2010 Codice Ente Locale AAAA
9477 Sanzione per decadenza da rateazione relativa all’addizionale regionale all’IRPEF – art. 29, c.1, lett.a)-dl n. 78/2010 Codice Regione AAAA
9478 Sanzione per decadenza da rateazione relativa all’IRAP – art. 29, c.1, lett.a)-dl n. 78/2010 Codice Regione AAAA

Ai fini del corretto versamento delle somme dovute, i suddetti codici tributo devono essere esposti nella sezione “ERARIO” del modello F24 e la compilazione deve essere completata con l’indicazione del “codice ufficio” e del “codice atto”, riportati nell’atto di irrogazione sanzioni emesso dall’Agenzia delle Entrate.

Niente più Iva nella responsabilità solidale degli appalti

13 SETT 2013 L’istituto dell’obbligazione solidale nella filiera degli appalti trova applicazione esclusivamente in relazione alle obbligazioni scaturenti dal rapporto di lavoro e non più all’Iva. Tale novità è stata introdotta dall’art. 50 del Decreto Legge n. 69/2013 (Decreto del fare).

Pertanto, a fronte delle novità introdotte dal Decreto del fare, in caso di appalto di opere o servizi, l’appaltatore risponde in solido con il sub-appaltatore, nei limiti del corrispettivo dovuto, del versamento all’erario delle ritenute fiscali sui redditi da lavoro dipendente e non più anche all’Iva.
In passato, ovvero prima delle modifiche apportate dal decreto, l’istituto dell’obbligazione solidale tra l’appaltatore e il sub-appaltatore operava sulle ritenute operate sui redditi da lavoro dipendente e sull’IVA.
In ogni caso, la responsabilità solidale viene meno se l’appaltatore verifica, acquisendo la documentazione prima del versamento del corrispettivo, che gli adempimenti scaduti alla data del versamento sono stati correttamente eseguiti dal subappaltatore.
Infine, merita evidenziare che la verifica del versamento dell’Imposta sul Valore Aggiunto è richiesta per gli adempimenti scaduti alla data di entrate in vigore del decreto del fare (22 giugno 2013).

Per attività intra moenia, i medici pagano l’Irap solo in caso di esplicito accordo

Per attività intra moenia, i medici pagano l’Irap solo in caso di esplicito accordo

13 SETT 2013 La traslazione convenzionale dell’onere economico dell’Irap a carico dei medici per attività svolta all’interno dell’azienda ospedaliera deve essere esplicitamente prevista in via contrattuale. A stabilirlo è la Corte di Cassazione con la sentenza del 12 settembre 2013, n. 20917.

Fermo restando che il soggetto passivo dell’Irap resta l’azienda ospedaliera, solo in presenza di una relativa clausola di traslazione dell’Irap all’interno dell’accordo integrativo aziendale, l’onere economico del tributo può essere trasferito a carico dei medici.
La Corte di Cassazione, di fatto, rigetta il ricorso dell’Azienda Ospedaliera di Crema contro la pronuncia del Tribunale di Crema che aveva dichiarato l’illegittimità della trattenuta a titolo di Irap operata dalla predetta azienda sui compensi erogati a numerosi dirigenti/dottori sanitari, proprio in virtù del fatto che la traslazione operata dall’azienda sanitaria in questione non si basava su di una esplicita clausola di traslazione dell’Irap. Infatti, l’accordo integrativo aziendale dell’area medica non prevedeva in maniera esplicita la traslazione dell’imposta a carico dei medici ma prevedeva che “sulla quota restante dei compensi dovuti per attività intra moenia sarebbero state applicate le imposte di legge”.
Pertanto, secondo la Corte di cassazione, il riferimento “all’applicazione delle imposte di legge” non costituisce una clausola di traslazione dell’imposta, ma evoca oggettivamente l’adempimento di un obbligo legislativo e non di uno convenzionale.

Il “decreto del fare” con le semplificazioni fiscali

12 settembre 2013 Di seguito si riportano in sintesi alcune delle semplificazioni fiscali contenute nel decreto – legge 21 giugno 2013, n. 69 convertito con modificazioni in legge 9 agosto 2013, n. 98 recante “Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia”.

Comunicazioni telematiche all’Agenzia delle entrate per i soggetti titolari di partita IVA

E stata prevista l’eliminazione dell’obbligo di inviare l’elenco riepilogativo delle prestazioni di servizi ricevute da fornitori Ue, modello Intra-2 quater e quinquies, per tutti i contribuenti. I contribuenti potranno trasmettere ogni giorno all’Agenzia delle Entrate i dati delle fatture emesse e ricevute, ottenendo in cambio l’eliminazione dell’elenco dei clienti e fornitori, della comunicazione “black list”, della comunicazione dei dati delle lettere d’intento e dei contratti d’appalto, nonché della responsabilità solidale per l’Iva sull’acquisto di “beni sensibili” e per ritenute negli appalti. (art. 50 – bis del DL 69/2013).

Abrogazione 770 mensile

Dopo alcune proroghe relative all’entrata in vigore del c.d. 770 mensile, lo stesso viene definitivamente abrogato. Merita ricordare che la comunicazione mensile per via telematica dei dati retributivi e delle informazioni necessarie per il calcolo delle ritenute fiscali e dei relativi conguagli relativi al personale dipendente doveva sostituire il 770 semplificato.
Lo sviluppo di un software unico nel quale riversare sia la parte contributiva/previdenziale che quella fiscale ha incontrato non poche difficoltà, le quali hanno procrastinato l’effettiva fase di start-up della procedura fino all’attuale abrogazione. (art. 51 del DL 69/2013).

Si allarga l’assistenza fiscale

È stato ampliato il numero dei contribuenti che possono avvalersi del 730. Dal 2014 il 730 potrà essere presentato da dipendenti, pensionati e titolari di alcuni redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, purché sussista la possibilità di accreditare o di addebitare quanto risulta dalla dichiarazione dei redditi nella busta paga del contribuente, ciò comporta la necessaria vigenza di un rapporto di lavoro con un sostituto d’imposta al momento delle operazioni di conguaglio, normalmente effettuate tra giugno e luglio.
È ammesso il ricorso al 730 anche per i soggetti che hanno percepito redditi di lavoro dipendente o assimilato anche in assenza di sostituto d’imposta.
Se dal 730 presentato emerge un debito, il Caf trasmette telematicamente l’F24 all’Agenzia delle Entrate o consegna la delega di versamento al contribuente entro il decimo giorno antecedente la scadenza dei termini di pagamento. Nel caso in cui, invece, dal 730 emerga un credito, il rimborso sarà eseguito dall’amministrazione finanziaria.
La norma entrerà in vigore dal 2014 ma già quest’anno, e in particolare dal 2 al 30 settembre, sarà possibile presentare, tramite un Caf o un professionista abilitato, il 730 che chiude a credito. (art. 51 – bis del DL 69/2013).

Rimborsi IVA alle agenzie di viaggio

L’IVA non è rimborsabile nei confronti delle agenzie di viaggio stabilite fuori dell’Unione europea, sono però fatti salvi gli eventuali rimborsi effettuati sino alla data di entrata in vigore della norma proposta.
Inoltre, non è ammessa alcuna restituzione delle somme che, eventualmente, sono state in un primo tempo rimborsate alle agenzie di viaggio e successivamente recuperate. (art. 55 del D.L. 69/2013).

Modalità di riscossione della Tares

12 sett 2013 Il Ministero dell’economia e delle finanze con la risoluzione 09 settembre 2013 n. 9/DF ha fornito i dovuti chiarimenti In merito alle modalità di riscossione del tributo comunale sui rifiuti e sui servizi e, in particolare, della cosiddetta maggiorazione standard.

Il versamento del tributo va effettuato per l’anno di riferimento in quattro rate trimestrali, scadenti a gennaio, aprile, luglio e ottobre, fatta salva per i comuni la possibilità di modificare il numero e la scadenza delle stesse.
Per il solo anno 2013, il versamento della prima rata è posticipato a luglio, con facoltà del comune di differire ulteriormente tale termine.
Inoltre, per il solo anno 2013, in deroga a quanto diversamente previsto, gli enti locali possono stabilire la scadenza e il numero delle rate del versamento del tributo e, sempre limitatamente all’anno 2013, la maggiorazione standard pari a 0,30 euro per metro quadrato va riservata allo Stato e va versata in unica soluzione unitamente all’ultima rata del tributo, nonché utilizzando apposito bollettino di conto corrente postale.
Pertanto, da quanto esposto, emerge che all’erario debba  essere assicurato entro l’anno in corso il gettito della maggiorazione standard.
A questo proposito, il Ministero dell’economia e delle finanze con la risoluzione in oggetto ribadisce che il comune debba predisporre e inviare ai contribuenti il modello di pagamento del tributo che, per l’ultima rata dell’anno 2013, è costituito unicamente dal modello F24 e dal bollettino di conto corrente postale, i quali prevedono la separata indicazione delle somme dovute a titolo di tributo o tariffa e maggiorazione.
Una tale configurazione dei modelli di pagamento in discorso consente alla Struttura di gestione dell’Agenzia delle entrate di attribuire direttamente ai soggetti destinatari le somme loro spettanti.
Poiché il versamento deve avvenire entro il 16° giorno di ciascun mese di scadenza delle rate, qualora l’ente locale abbia fissato la scadenza dell’ultima rata del 2013 nel mese di dicembre, il versamento dovrà essere necessariamente effettuato entro il giorno 16 di tale mese.
Infine, con riferimento alla problematica rappresentata dalla possibilità per l’ente locale di fissare nel corso dell’anno 2014 la scadenza per il pagamento di una o più rate del tributo dovuto e accertato contabilmente per l’anno 2013, si riconosce al comune la possibilità di approvare il regolamento di disciplina del tributo anche secondo principi diversi da quelli previsti dalla normativa e che tale facoltà può essere esercitata dall’ente locale entro il termine previsto per la deliberazione del bilancio annuale di previsione 2013, differito al 30 novembre 2013.
Tale situazione di carattere eccezionale giustifica un’eventuale posticipazione al 2014 della scadenza per il pagamento delle rate della TARES, fermo restando l’obbligo di versamento della maggiorazione nell’anno 2013 e fermo restando l’accertamento contabile nell’esercizio 2013.

Il risarcimento per l’illegittimo licenziamento è soggetto a tassazione

Nell’ipotesi in cui venga dichiarata l’illegittimità del licenziamento, le somme liquidate dal Giudice del lavoro a titolo di risarcimento in favore del lavoratore costituiscono redditi da lavoro dipendente e come tali devono essere assoggettati a tassazione separata ed a ritenuta d’acconto (Corte di Cassazione – sentenza n. 20482/2013).

Così la Sezione Tributaria della Suprema Corte ha respinto la domanda di un lavoratore contro il provvedimento di rigetto dell’istanza di rimborso, dallo stesso presentata, della trattenuta IRPEF operata dal datore di lavoro sulla somma alla quale quest’ultimo era stato condannato, a seguito di licenziamento illegittimo, quale risarcimento del danno in base all’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
Sebbene accolta in primo grado, la domanda del lavoratore è stata rigettata dai Giudici di appello che hanno riformato la decisione con la motivazione che “la sentenza del Giudice del lavoro (dichiarativa dell’illegittimità del licenziamento) aveva risarcito un lucro cessante, come tale costituente reddito imponibile, tenuto conto del principio generale secondo cui, tutte le somme ed ì valori comunque percepiti, anche a titolo risarcitorio, a seguito di provvedimenti dell’Autorità Giudiziaria o di transazioni relative alla risoluzione del rapporto di lavoro, sono assoggettati a tassazione separata”.
Il lavoratore ha promosso ricorso per cassazione adducendo l’illegittimità della decisione del giudice d’appello, in quanto l’indennità liquidata dal Tribunale del Lavoro deve ritenersi di natura sanzionatoria dell’illegittimo comportamento del datore di lavoro.
La Corte di Cassazione ha invece confermato l’orientamento giurisprudenziale affermando che costituisce ius receptum che “tutte le indennità conseguite dal lavoratore a titolo di risarcimento dei danni consistente nella perdita di redditi, ad esclusione dì quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, e quindi, tutte le indennità aventi causa o che traggono origine dal rapporto di lavoro, comprese le indennità per la risoluzione del rapporto per illegittimo comportamento del datore di lavoro costituiscono redditi da lavoro dipendente e come tali sono assoggettati a tassazione separata ed a ritenuta d’acconto”.
Da ciò consegue che il datore di lavoro ha correttamente assoggettato a ritenuta le somme corrisposte a titolo di risarcimento per l’illegittimo licenziamento e, di conseguenza, non è dovuto alcun rimborso per le imposte pagate dal lavoratore.

Lavoratori cessati: rimborsi sprint dal Fisco

I “lavoratori cessati” che hanno percepito redditi di lavoro dipendente e assimilati nel 2012, possono presentare il modello “730-Situazioni particolari” a un Caf o a un intermediario abilitato, dal 2 al 30 settembre 2013, ed ottenere così il rimborso delle imposte a credito direttamente dal Fisco (Agenzia delle Entrate – Provvedimento n. 100191/2013 e circolare n. 28/E del 2013).

Al fine di individuare le dichiarazioni 730 in questione, nella casella “Situazioni particolari” posta nel frontespizio del 730/2013 deve essere indicato il codice “1”. Inoltre, nella sezione dedicata ordinariamente ai dati del sostituto d’imposta che effettua il conguaglio va indicata, in luogo del codice fiscale, la sequenza numerica “20137302013”.
Per ottenere il rimborso, le scadenze da rispettare sono le seguenti:
– dal 2 al 30 settembre, presentazione da parte del contribuente della dichiarazione 730-Situazioni particolari;
– entro l’11 ottobre, il soggetto che presta l’assistenza consegna la dichiarazione elaborata al contribuente;
– entro il 25 ottobre, il soggetto che presta l’assistenza trasmette telematicamente le dichiarazioni all’Agenzia delle entrate.
Il rimborso fiscale può essere accreditato sul proprio conto corrente bancario o postale. E’ necessario comunicare l’IBAN all’Agenzia delle Entrate compilando il modello disponibile sul sito internet www.agenziaentrate.it, nella sezione Cosa devi fare – Richiedere – Rimborsi – Accredito rimborsi su conto corrente. Il modello deve essere inviato utilizzando i servizi online dell’Agenzia oppure consegnato in un qualsiasi ufficio delle Entrate.

IMU, l’abitazione principale non paga la prima rata

2 set 2013 L’ipotesi della soppressione della prima rata dell’IMU sull’abitazione principale, in scadenza il prossimo 16 settembre 2013, si è concretizzata con il cosiddetto “Decreto IMU”, approvato con il Decreto Legge 31 agosto 2013, n. 102, pubblicato nel Supplemento ordinario n. 66 della Gazzetta ufficiale n. 204 del 31 agosto 2013.

L’articolo 1 del decreto stabilisce espressamente che per l’anno 2013 non è dovuta la prima rata dell’IMU per gli immobili adibiti ad abitazione principale e gli altri immobili equiparati per i quali era stata prorogata la scadenza al 16 settembre 2013, dall’articolo 1, del decreto-legge 21 maggio 2013, n. 54, convertito, con modificazioni, dalla legge 18 luglio 2013, n. 85. Gli immobili per i quali non è dovuta la prima rata sono specificamente:
a) l’abitazione principale e relative pertinenze, con esclusione dei fabbricati classificati nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9;
b) le unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari, nonché gli alloggi regolarmente assegnati dagli IACP o dagli altri enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati;
c) i terreni agricoli ed i fabbricati rurali.
Oltre all’abolizione della prima rata dell’IMU 2013 per l’abitazione principale, il decreto contiene però ulteriori disposizioni in materia di IMU e di altra fiscalità immobiliare. In particolare, stabilisce che:
– per l’anno 2013 non è dovuta la seconda rata dell’IMU relativa ai fabbricati costruiti e destinati dall’impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati. Dal 2014 gli stessi immobili sono esenti.
– dal 2014 l’esenzione IMU è estesa agli immobili utilizzati da enti pubblici e privati, destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività di ricerca scientifica;
– sono equiparati all’abitazione principale sia gli alloggi regolarmente assegnati dagli IACP e dagli enti di edilizia residenziale pubblica similari, sia gli immobili appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari. Dal 2014 la previsione è estesa anche ai fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali;
– i benefici per l’abitazione principale sono estesi all’immobile posseduto, e non locato, da personale in servizio permanente delle Forze armate, delle Forze di polizia, dei Vigili del fuoco, ancorché non siano rispettate le condizioni di dimora abituale e di residenza anagrafica.

Oltre alle misure in materia di IMU, il Decreto prevede la modifica della disciplina in materia di cedolare secca sugli affitti. Con effetto a decorrere dal periodo d’imposta in corso al 31 dicembre 2013, infatti, viene stabilita la riduzione dell’aliquota della cedolare secca per i contratti di locazione a canone concordato, che passa dal 19 per cento al 15 per cento.

Al fine di reperire le risorse necessarie alla copertura del minor gettito erariale determinato dalle riduzioni dell’IMU e della cedolare secca, il decreto stabilisce, tra l’altro, la riduzione della detrazione IRPEF prevista per i premi versati per i contratti di assicurazione sulla vita e contro gli infortuni. In particolare, a decorrere dal periodo d’imposta in corso alla data del 31 dicembre 2013, il limite su cui calcolare la detrazione del 19% viene ridotto da euro 1.291 a euro 630. Dal 2014 tale importo viene ulteriormente ridotto a 230 euro. La previsione riguarda anche i premi versati per contratti stipulati o rinnovati entro il periodo d’imposta 2000.

Qualora dal monitoraggio delle entrate dovesse emergere un andamento che non consente il raggiungimento degli obiettivi di maggior gettito, il decreto prevede l’aumento della misura degli acconti ai fini dell’IRES e dell’IRAP, e l’aumento delle accise in misura tale da assicurare il conseguimento dei predetti obiettivi.

Nessuna comunicazione per gli apporti all’impresa under 3.600 euro

A fronte dei finanziamenti o capitalizzazioni effettuate nei confronti delle imprese, l’Agenzia delle entrate illustra le modalità e i termini di comunicazione all’Anagrafe tributaria, dei dati relativi ai soci o familiari dell’imprenditore che hanno effettuato i specifici versamenti. L’obbligo di comunicazione non sussiste in riferimento agli apporti di importo inferiore a 3.600 euro (Agenzia entrate – provvedimento n. 94904/2013).

La comunicazione deve essere effettuata dai soggetti che esercitano l’attività d’impresa, sia in forma individuale che collettiva e deve contenere i dati delle persone fisiche soci o familiari dell’imprenditore che hanno concesso all’impresa, finanziamenti o capitalizzazioni per un importo complessivo, per ciascuna tipologia di apporto, pari o superiore a tremilaseicento euro.
L’obbligo di comunicazione decorre dall’anno 2012 e l’invio deve essere effettuato entro il 30 aprile dell’anno successivo a quello di chiusura del periodo d’imposta in cui sono stati ricevuti i finanziamenti o le capitalizzazioni. Per i finanziamenti e le capitalizzazioni ricevuti nell’anno 2012, la comunicazione deve essere effettuata entro il 12 dicembre 2013.
La comunicazione può essere inviata mediante il servizio telematico Entratel o Internet (Fisconline). Inoltre, ai fini della comunicazione, i soggetti obbligati possono avvalersi degli intermediari (Caf, associazioni di categoria, professionisti).
Entro i cinque giorni lavorativi successivi a quello dell’invio della comunicazione, l’agenzia delle entrate attesta l’avvenuta ricezione dei dati mediante trasmissione di una ricevuta.
In caso di invio non corretto, il soggetto che ha effettuato la comunicazione, deve inviare nuovamente i dati entro i cinque giorni lavorativi successivi alla comunicazione di scarto.

Comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva: ecco le novità

L’agenzia delle entrate a fronte della comunicazione delle operazioni rilevanti ai fini Iva (Spesometro), da inviare all’Anagrafe tributaria, introduce un nuovo modello per la trasmissione dei dati il cui utilizzo può essere esteso anche per le operazioni legate al turismo e non solo (Agenzia entrate – provvedimento n.94908/2013).

Il nuovo modello predisposto dall’Agenzia delle entrate deve essere utilizzato, prima di tutto, per la comunicazione dei dati delle seguenti operazioni rilevanti ai fini Iva:
– cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute per le quali sussiste l’obbligo di emissione della fattura;
– cessioni di beni e prestazioni di servizi rese e ricevute per le quali non sussiste l’obbligo di emissione della fattura, qualora l’importo unitario dell’operazione sia pari o superiore a euro tremilaseicento al lordo dell’imposta sul valore aggiunto.
L’obbligo di comunicazione è esteso a tutti i soggetti passivi ai fini IVA ad esclusione:
– dei soggetti che si avvalgono del regime dei contribuenti minimi;
– dello Stato, delle regioni, delle province, dei comuni e degli altri organismi di diritto pubblico in relazione alle operazioni effettuate e ricevute nell’ambito di attività istituzionali.
In riferimento all’anno 2012, per i soggetti passivi che effettuano la liquidazione mensile ai fini Iva, la comunicazione va effettuata entro il 12 novembre 2013. Per tutti gli altri soggetti, sempre in riferimento all’anno 2012, l’obbligo di comunicazione deve essere assolto entro il 21 novembre 2013.
Per le comunicazioni relative all’anno 2013 e successivi, per i soggetti passivi che effettuano la liquidazione mensile ai fini Iva, l’obbligo di trasmissione va assolto entro il 10 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.
Sempre in riferimento al 2013, per gli altri soggetti passivi, la comunicazione va effettuata entro il 20 aprile dell’anno successivo a quello di riferimento.
I dati possono essere inviati in forma analitica (per le singole operazioni, indipendentemente dall’importo) ovvero in forma aggregata (per l’ammontare complessivo dell’imponibile e dell’imposta relativa all’anno di riferimento per ciascuna controparte).
La comunicazione può essere inviata mediante il servizio telematico Entratel o Internet (Fisconline) ovvero con l’ausilio di intermediari (Caf, associazioni di categoria, professionisti).
In un’ottica di semplificazione, il modello predisposto per le operazioni rilevanti ai fini Iva può essere utilizzato anche per la comunicazione:
-delle operazioni in contante legate al turismo, di importo pari o superiore a mille euro, effettuate nei confronti delle persone fisiche di cittadinanza diversa da quella italiana e comunque diversa da quella di uno dei paesi dell’Unione europea ovvero dello Spazio economico europeo, che abbiano residenza fuori dal territorio dello Stato;
– a decorrere dalle operazioni relative all’anno 2012, dei dati relativi ai contratti stipulati dagli operatori commerciali che svolgono attività di leasing finanziario ed operativo, di locazione e/o di noleggio di autovetture, caravan, altri veicoli, unità da diporto e aeromobili;
– relativa alle operazioni di acquisto, annotate da 1° ottobre 2013, da operatori economici sammarinesi;
– dei dati relativi alle operazioni effettuate, a decorrere dal 1° ottobre 2013, nei confronti di operatori economici aventi sede, residenza o domicilio negli Stati o territori aventi un regime fiscale privilegiato.
Restano escluse dall’obbligo di comunicazione, le operazioni già monitorate dall’Amministrazione finanziaria.