Bonus ricerca e sviluppo: investimento in dottorato di ricerca

L’Agenzia delle Entrate ha affermato che deve ritenersi agevolabile l’assegno di ricerca con il quale l’azienda, nell’ambito di un progetto convenzionato con l’Università, finanzi una borsa di studio vincolata alla realizzazione di un specifico dottorato in attività di ricerca d’interesse dell’azienda. A tal fine, la convenzione deve individuare l’azienda come beneficiaria dei risultati della ricerca (Risposta a interpello n. 477 del 2019)

In tema di incentivi agli investimenti in attività di ricerca e sviluppo, è riconosciuto un credito d’imposta in favore di tutte le imprese che a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2020 effettuano i predetti investimenti (cd. “Bonus R&S”).
Il bonus è pari al 25 per cento delle spese in attività di ricerca e sviluppo sostenute in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31dicembre 2015.
Il medesimo bonus è invece riconosciuto nella misura del 50 per cento sulla parte dell’eccedenza riferita a spese relative a:
– personale dipendente titolare di un rapporto di lavoro subordinato, anche a tempo determinato, direttamente impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo;
– contratti stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati per il diretto svolgimento delle attività di ricerca e sviluppo ammissibili al credito d’imposta.
L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che deve ritenersi ammissibile tra le spese agevolabili, l’assegno di ricerca erogato dall’azienda, nell’ambito di una convenzione con l’Università, per finanziare una borsa di studio vincolata ad uno specifico progetto di ricerca realizzato attraverso un apposito dottorato attivato dalla medesima Università.
In proposito l’Agenzia delle Entrate ha precisato che ai fini dell’agevolabilità dell’assegno di ricerca, la convenzione stipulata con l’Università deve prevedere che l’effettivo beneficiario degli eventuali risultati dell’attività di ricerca sia l’impresa committente.
Fermo restando il rispetto di tutte le condizioni previste dalla normativa, detti costi dovranno considerarsi agevolabili anche nel caso in cui l’attività di ricerca svolta dal dottorando e regolata dalla Convenzione non dovesse portare alcun risultato.